Shrinebuilder – I costruttori del tempio

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In occasione della calata italica di questi quattro signori, ecco una recensione della prima loro fatica in studio, l’album eponimo. Che cosa bisognerebbe aspettarsi da una formazione come questa:

  • Scott “Wino” Weinrich: guitar/vocals – Saint Vitus, The Obsessed The Hidden Hand
  • Al Cisneros: bass/vocals – Om, Sleep
  • Scott Kelly: guitar/vocals – Neurosis, Tribes of Neurot
  • Dale Crover: drums – Melvins, Altamont, The Men of Porn

I quattro pesi massimi del doom/sludge/post-core/heavy me(n)tal, psych-metal, o come cavolo lo volete chiamare riescono nella non facile impresa di creare una strana mistura alchemica delle caratteristiche che li contraddistinguono come artisti, presi come singole entità. Il risultato è un perfetto esempio di ciò che una super-band dovrebbe fare: spaccare il culo! Qui parliamo di persone che queste sonorità, se non proprio inventate, hanno contribuito a plasmarle, con loro lavoro nelle band madri, e che in questo contesto si divertono, e ciò si percepisce, a lasciar scorrere la loro creatività lungo cinque brani, virtualmente senza soluzione di continuità, con delle cesure che sono più una convenzione che una vera necessità.
Musica pesante, eppure incredibilmente lieve, in quanto a song-writing, ricerca melodica, costruzione ritmica. C’è tutta l’ABC del rock, del blues, opportunamente declinata per offrire un cangiante spettacolo sonoro, memore del passato, ma incline al futuro.
Un futuro doomish, sia chiaro, che si apre sulle note ritmate di Solar Benediction, con la voce senza tempo di Wino, presto doppiata da uno Scott Kelly in stato di grazia (novità?). L’incedere dei brani, i sali-scendi emotivi, l’accumulazione/rilascio della tensione, sono dosati sapientemente, proprio come ci si aspetterebbe da dei maestri.
La seguente Pyramid Of The Moon dimostra, se ancora che ne fosse bisogno, la dignità di questo progetto, scatenando una tempesta post-core da antologia. Non so se vi è mai capitato di chiedervi “ma quanto dura ancora sta canzone?”, beh, scordatevelo, qui siamo sempre oltre i sei minuti di durata, ma l’intensità e il coinvolgimento sono tali da sembrare un pezzo grind.
Cinque pezzi, cinque mattoni che costituiscono la base di questo tempio sonoro, che si spera non faccia attendere molto, prima di chiamare i fedeli a raccolta per la prossima funzione.
Intanto, li vediamo dal vivo, con i grandi Kylesa.
Generazioni a confronto, sotto il segno del metallo.

Shrinebuider – s/t

  • “Solar Benediction” – 8:44
  • “Pyramid Of The Moon” – 7:35
  • “Blind For All To See” – 7:27
  • “The Architect” – 5:56
  • “Science Of Anger” – 9:25

Live:
Shrinebuilder + Kylesa + Dark Castle + Agatha @ Bloom, Mezzago (MI)

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