L’abisso di Pessoa

Fernando Pessoa – “L’abisso”

Tra me e la mia coscienza
c’è un abisso
nel cui fondo invisibile scorre
il rumore di un fiume lontano dai soli,
il cui suono reale è cupo e freddo –
Ah, in qualche punto del pensare della nostra anima,
freddo e scuro e incredibilmente vecchio,
in se stesso e non nella sua dichiarata apparenza.
Il mio ascoltare è diventato il mio vedere
quel sommerso fiume senza luogo.
Il suo rumore silenzioso libera sempre
il mio pensiero dal potere del mio pensiero di sognare.
Una temibile realtà appartiene
a quel fiume di mute, astratte canzoni
che parlano della non realtà
del suo andare verso nessun mare.
Ecco! Con gli occhi del mio sognato sentire
io sento il non visto fiume trasportare
verso dove non va tutte le cose
di cui è fatto il mio pensiero – il Pensiero
in Sè, e il Mondo, e Dio,
che fluttuano in quell’impossibile fiume.
Ah, le idee di Dio, del Mondo, di Me stesso e del Mistero,
come da uno sconosciuto bastione colpito,
scorrono con quel fiume verso quel mare
che non ha raggiunto né raggiungerà mai
e apparterrà al suo moto legato alla notte.
Oh, ancora verso quel sole su quella spiaggia
di quell’inattingibile oceano!

 

Monumento a Fernando Pessoa di fronte al café "A Brasileira", a Lisbona

L’enigma Pessoa non si svela neanche in questa lirica, dove suggestioni misteriche, sapori esoterici, spazi innominati, e contraddizioni in termini, si sviluppano gli uni sugli altri, portando lo spirito del lettore in un naufragio esistenziale corredato da una sinestesia di sensazioni, in cui a prevalere è l’aspetto musicale del creato, e, per converso, del non-creato, quasi a voler tratteggiare, tramite le vibrazioni del proprio pensiero, usato come sonar, una mappa mentale di un concetto inesprimibile.

Come una tensione/torsione interiore, verso un indefinito punto sconosciuto, forse nello spazio, forse nel tempo, che è dentro e fuori di noi, contemporaneamente, sempre e mai. Ciò che si ottiene è un senso di confusione, disorientamento, come una trance mesmerica, un episodio di sogno vigile, un abisso che chiama se stesso.
Su questo nebuloso sentiero senza tracce da seguire, ognuno è invitato a perdersi, trovandosi, cercando qualcosa che gli appartiene, qualcosa che è stato, o sarà.

Ipse dixit:

  • Siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo.
    (Il Libro dell’Inquietudine di Bernardo Soares, 1982)
  • Il poeta è un fingitore.  Finge così completamente che arriva a fingere che è dolore, il dolore che davvero sente.
    (Autopsicografia, 1931)
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2 pensieri su “L’abisso di Pessoa

    1. As above, siamo due abissi – un pozzo che fissa il cielo…
      Forse un giorno il riflesso del cielo nel pozzo e il cielo stesso saranno nuovamente un’unica cosa, forse invece il cielo cadrà, o il pozzo si esaurirà, ma in nessun caso questo comune sentire verrà mai meno… 🙂

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