Ágora

Agora-posterSe l’idea è andare al cinema per vedere una determinata pellicola, trovarsi inaspettatamente di fronte ad altri titoli può essere:
a) una piacevole sorpresa; b) una tragedia.

Nel caso specifico c’è da dire che mai avrei volontariamente speso 7 sudati euro per vedere questo film, ma tant’è. La vita spesso è ingiusta.
E tutto ciò non perchè il film sia clamorosamente brutto, ma perchè non è un documentario di History channel ciò che quella sera avevo voglia di vedere, e sopratutto non al cinema!
Ma la firma di Amenábar, e la presenza di Rachel Weitz mi hanno comunque convinto a pagare il biglietto, e accomodarmi in poltrona. Bad idea…

Gusti personali a parte, quel che resta è una pellicola storica con più di una velleità didascalica, apologetica, filosofica e politica. Ambientato ad Alessandria d’Egitto, attorno al 415 d.C., il film narra dei grandi stravolgimenti sociali che interessarono quella provincia romana, ma, più generalemente, tutto il mondo occidentale. Si è prossimi alla caduta dellImpero romano d’occidente, 476 d.C., e dunque si è qui spettatori degli ultimi giorni dell’egemonia del pensiero e dello stile di vita romano-ellenista, a fronte dell’avvento al potere su larga scala del cristianesimo, inteso come consolidata organzzazione religiosa inserita nel tessuto politico-sociale.

Il gioco degli opposti ideologici qui prende forma nella contrapposizione fra intelligenza e dogma, fra scienza e religione, tra democrazia e tirannide. Ma la cosa più interessante in assoluto è vedere rappresentata la lotta per il potere, per un primato religioso che è anche primato politico-militare, dove si combatte, spade in pugno, sulla base di idee di fratellanza e amore universale.

Siamo tutti uguali, ma noi siamo più meglio. Questo, in sintesi, il messaggio di ignoranza e odio di cui si fanno portatrici le gesta dei cristiani, in lotta dapprima coi pagani (accademici, scienziati, letterati), e poi con gli ebrei (banchieri, commercianti, artigiani).
Niente da dire, numero riuscito, from rags to riches. In effetti questa lettura è abbastanza comica, per chi ha gli occhi adatti per coglierla, senza troppe fette di salame sopra.

Dunque, oltre gli scenari di cartapesta, le inutili estemporanee inquadrature satellitari, in stile google earth, la recitazione a livello telenovela, ciò che resta è una sorta di divertissement per atei, agnostici e critici delle religioni di massa occidentali.
Tutti gli altri possono tranquillamente soprassedere, con buona pace di Amenábar, che, dopo grandi lavori come Apri gli occhi (1997), The Others (2001) e Mare dentro (2004), firma questo strano papocchio, sicuramente troppo pieno di se, ma mancante di densità e intensità narrativa.

Regia: Alejandro Amenábar
Sceneggiatura: Alejandro Amenábar, Mateo Gil
Attori: Rachel Weisz, Max Minghella, Oscar Isaac, Ashraf Barhoum, Michael Lonsdale,
Fotografia: Xavi Giménez
Montaggio: Nacho Ruiz Capillas
Musiche: Alejandro Amenábar
Durata: 127 min

2 pensieri su “Ágora

  1. personalmente, ho visto il film in streaming. Attirato dall’idea, e magari al cinema sarebbe stato diverso, ma non sono gli effetti speciali, i suoni o la visione il problema. La trama è interessante, originale, ma il film è molto lento, troppo. M’aspettavo chissà cosa, anche perché per personale tendenza appassionato e studente di filosofia. Invece profonda delusione e perdita di tempo. Viva la filosofia, ma non rovinatela con queste pellicole che c’entrano poco.
    Poi può piacere, non so.

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  2. Guarda, sono pienamente d’accordo con te. Anche se la lentezza di per sè non sarebbe un dramma, quando è contornata da noia, prevedibilità e pressapochismo, diventa, come bene hai detto, una perdita di tempo assoluta…
    Storia della filosofia liofilizzata in confezione Harmony, rimpiazzando le profondità del pensiero con le acque basse degli psicodrammi sentimentali di personaggi stucchevoli.

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