Cavie

Cavie - PalahniukAd oggi, dopo molte travagliate considerazioni interiori,  il libro che più ho apprezzato del freak di Portland, forse in ragione di questa sua strana natura di nero collettore di incubi, deliri, vizi, ossessioni e angosce, che poi si trovano, ampliate, rivedute, squilibrate, in molte altre sue opere.

Un estremo teatro degli orrori, una variegata, sanguinolenta compagine di fenomeni da baraccone, con alcune trovate davvero geniali, puri tocchi di stile.
Il Decameron dei cenobiti di Barker, le mille e una notte delgi spettri dell’Anello, una versione attuale, livida, metropolitana e spoliticizzata del Salò di pasoliniana memoria.
Esempio di letteratura cannibale, e totalmente devota a ciò che di marcio si aggira nell’animo umano, spesso sotto mentite spoglie. Mostro mutaforma e autodivorante, che si abbevera alla stessa fonte di Saw, per certi versi…

La cosa bella è come, nel fare tutto ciò, Palahniuk risulti a suo modo romantico e poetico, imbevuto di una decadenza mesmerica e orrorifica, ma comunque sempre affascinante.
Sia la cornice narrativa, che i singoli racconti sono davvero ben strutturati, memori di un flavour di fondo, che sa di sangue viscerale e humus in decomposizione. 
Ognuno potrà poi trovare il suo beniamino dell’orrore, il suo paladino dell’autodistruzione.

Probabilmente uno dei libri preferiti da Kvarforth, verrebbe da dire, ma non so se l’abbia letto… In ogni caso, sia che si tratti di letteratura d’evasione, o di evasione dalla letteratura, il risultato finale si regge sulle proprie gambe, scheletriche, e avanza spedito, ma sghembo, coltello fra i denti.

Tanta roba.

4 pensieri su “Cavie

  1. Non so mai come giudicare i lavori del buon Chuck…alcune cose recenti mi sono molto piaciute (Diary, Cavie) altre (GangBang e Rabbia) proprio no… però penso sempre ai primi libri Fight Club, Invisible monsters e soffocare, e ho un pò l’impressione che cerchi sempre di ripetere quegli exploit, quello stile meraviglioso e in quei primi lavori sorprendente…
    però, al decimo libro scritto uguale, con i soliti freak buoni, con la solita società “normale” cattiva, la stanchezza o la mancanza di idee nuove secondo me si sente davvero tanto

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    1. Sì, senza dubbio questo è il suo stile, e di lì non si sposta molto, ma se per questo anche Moccia, e continuo a preferirgli C.P.
      E poi, un pò di “solita routine” a volte può essere confortante, nel panorama di una vita spesso instabile. Un pò come il piacere di poter dormire nel proprio letto, anche se è sempre lo stesso…
      Per cui, sebbene alcuni lavori siano davvero un pò sotto tono, di certo rimane un autore che apprezzo… come il suicidal black metal, ahahahahah!!!

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