Interessante comunione d’intenti fra Lang e Laugier

Fritz LangLang: “Credo che la violenza sia diventata un punto fermo di una sceneggiatura, ed è presente per una ragione drammaturgica. Non penso che la gente pensa al diavolo con le corna e la coda biforcuta, e quindi non crede alla punizione dopo la morte. Allora mi sono chiesto a cosa crede la gente, o meglio di che cosa ha paura: del dolore fisico, e il dolore fisico si sprigiona dalla violenza, è questa credo l’unica cosa che la gente realmente teme al giorno d’oggi, e che quindi è diventata una parte ben definita della vita e ovviamente anche della sceneggiatura”.
(da Un secolo di cinema – Viaggio nel cinema americano di Martin Scorsese)

 

 

 

Pascal LaugierLaugier: “Volevo giocare con gli archetipi dell’horror, tentando di renderli più freschi e attuali. A un certo punto ho pensato a come manipolare il pubblico e costringerlo a essere partecipe dell’escalation di violenza proposta dal film. Per questo la struttura del film è così articolata e costringe lo spettatore a seguire la storia fino all’ultimo momento per capire quello che sta succedendo. In questo senso, Martyrs per me è un film classico di genere. È molto facile entrare nel film ma poi ci sono tutta una serie di situazioni che rendono il suo svolgersi molto misterioso e complicato, come un giallo. Questo è stato l’unico pensiero razionale nei confronti del pubblico. Volevo stupirlo, anche i fan più hard-core dell’horror, renderli impreparati a quello che li aspetta e allo stesso tempo costringerli a esserne partecipi. Durante le riprese sono stato molto radicale su questo punto, con la consapevolezza che certe scelte avrebbero rischiato di allontanare una certa tipologia di spettatore. Quando ho girato i quindici minuti di tortura finale, con la ragazza che viene colpita ripetutamente allo stomaco, sapevo con lucida precisione che avrei perso parte del pubblico”.
(da Nocturno.it)

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3 pensieri su “Interessante comunione d’intenti fra Lang e Laugier

  1. Beh,si parla di geni.Come chiedere a Maradona e Pelè di calciare una punizione.Robe da play station insomma.Mi verrebbe da riflettere su quanto il terrore serva oggi all’uomo moderno per non sentirsi egoista,per guardare chi il dolore lo crea e lo vive con trasporto più sincero..Rosa ed Olindo fanno numeri da circo su quel ramo del lago manzoniano,una vacca americana ed il suo amico scemo ammazzano una povera crista appena appena truccata da zoccola,quattro metallari compiono le peggio barbarie in nome di satana e noi ce ne nutriamo come zigulì luciferine.Due commenti sarcastici e via,in attesa del prossimo horror da notizia flash.Arrivo al punto.Considero Laugier pedagogico nella sua opera.Un film come Martyrs e come a suo tempo Salò possono avere numerose chiavi di lettura:stilistica,narrativa,moralistica semplicemente ludica.Ma tralasciamo per un attimo.Andiamo al nucleo,all’orrore,a ciò che terrorizza.Ebbene,se due slavi belli incazzati e stracolmi di bamba venissero nel tuo chalet a tagliarti i coglioni cosa proveresti?Se domani Silvio cominciasse a parlare argentino e riaprisse garage e camionette dove strappare le tue idee e le tue unghie con le pinze pensi ti farebbe tanta bua? Ecco Laugier e Pasolini più di tutti hanno avvicinato l’astratto al concreto attraverso l’immedesimazione.Facendo cinema.Ottimo cinema.Mi spiego meglio.La differenza tra un torture porn mediocre e Salò e Martyrs sta nel non banalizzare il male.la tortura è parte integrante della storia ma non è la storia tout court.La tortura parte da ciò che il regista ci sta narrando ed arriva all’exploitation visiva solo quando il male è già in asse,già troppo vicino per non collidere(e collludere) con lo spettatore.Salò o Martyrs fanno davvero paura perchè sono brutalmente vicini,perchè dal fantasticare passi all’ipotizzare.Discorso simile vale per L’esorcista,pieni anni settanta,conservatorismo liberal religioso ai massimi storici e Friedkin che fa?Potrebbe in forma politicamente corretta permetterci di fantasticare su demoni e streghe garantendoci sonni tranquilli ma lui va oltre,ben oltre.Friedkin genera un Satana vicino,assoluto,punk,ironico e terribilmente antiborghese e perlopiù bambino. Solo Regan,dodicenne a quanto pare esistita realmente(sebbene con un altro nome)porta il demonio in casa tua.Solo Friedkin è riuscito per primo,attraverso un film con duemila pecche,a donarci l’ipotesi(e non più la fantasia)che il male assoluto,quello che da bambini ci raccontavano in forma di fiamme e forconi possa esistere e colpirci,a caso,senza giglie selettive.Concludo.L’orrore cinematografico è a mio avviso l’antidoto alla lontananza del dolore dalle nostre beate vite in vetro resina.Due secoli fa essere lapidati in piazza era possibile,ora non più.L’omicidio faceva parte della quotidianità.la tortura anche.Il demonio era fra bambini e vecchi, compagno di psicosi collettive,ora sempre meno.Certo in altre colture è tutto ancora così ma la disuguaglianza socio economica ha permesso al mondo occidentale il lusso di poter non credere ai propri occhi.L’horror dunque può teatralizzare quel bisogno di contatto con la morte,lo rende vicino,visibile ma mai fino in fondo pericoloso.E qui entra in gioco Laugier, sto cazzone e prima di lui Friedkin e Pasolini hanno portato il palcoscenico nelle nostre stanze coperte di poster e peluche,hanno fatto si che la paura del male fosse quasi fisica,oltreschermo,duratura.Meditate gente,meditate.

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    1. Già, condivido in pieno.

      L’horror è l’antidoto borghese all’assenza assoluta di avventura, adrenalina e novità nella vita…
      Non a caso infatti si è codificato come genere proprio a partire dalla società inglese dell’800, che della borghesia moderna è il punto d’origine ideale.

      E dopo tutto rappresenta un pò anche una moderna antropopoiesi, basata su simboli e riti che vengono rappresentati e rielaborati in un contesto pubblico.

      Concludendo, se è vero che l’artista esplica una funzione sociale, nella misura in cui traduce e porta nella pubblica piazza ciò che si agita dentro di se e dentro la propria comunità, l’horror è ciò che abbiamo dentro. Mi piacerebbe dire, una reazione di disgusto di fronte all’eutanasia di una civiltà, ma so che, purtroppo non è così.

      We are satan’s generation and we don’t give a fuck.

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