Yakuza – Of Seismic Consequence

Yakuza- Of seismic consequenceIl gruppo di Chicago, guidato dal cantante/saxofonista e mastermind Bruce Lamont, approda al suo quinto album ufficiale, dopo l’esordio estremo nei modi, ma piuttosto tradizionale nella sostanza “Amount to nothing”, un secondo disco di interessanti commistioni concettuali/sonore estremo-orientali “Way of the dead”, che continua e si approfondisce in modo sempre più impressionante e appassionante in “Samsara”, opera dove il sax inizia a dire veramente qualcosa di personale.

Il terzo “Transmutations” svela tutte le tessere di questo complesso mosaico che risponde al nome di Yakuza: non più (solo) una band estrema, nata dal post-hardcore, e interessata al mero impatto sonoro, semmai abbellito con qualche tocco personale (sax), bensì un gruppo sperimentale, progressive nel senso più sincero del termine, il cui vero scopo è approfondire la conoscenza di se, e della propria sensibilità artistica, attraverso composizioni che si fanno sempre più free, sempre più slegate dai rigidi dettami della forma canzone, così come delle pastoie delle definizioni di genere.

Ed è questo percorso che oggi conduce sino a “Of Seismic Consequence”, opera che già dall’artwork chiarisce il suo essere cosa aliena, rispetto al passato personale, un nuovo passo, nel/verso l’ignoto, e già dal titolo si annuncia squassante e decisiva, come un terremoto.

Stilisticamente riconoscibili, eppur molto cambiati, a livello sia di composizione, sia di impasto sonoro (ancora curato, come in Transmutations, dall’amico Sanford Parker), gli Yakuza marchiati 2010 sono generalmente una band meno immediata e d’impatto, se per impatto intendiamo le sferzate di metal estremo, qui comunque presenti ma non più preponderanti.

Yakuza band

Il nucleo di questo lavoro è rappresentato dal trittico centrale composto da  Be that as it may, Farewell to the flesh e Testing the waters. 25 minuti di pura mistica musicale.
Un lento, ritmico fluire di introspezione psicologica, esoterica, emozionale.
Una forma di meditazione su se stessi, e sul proprio posto nell’universo.
Microcosmo e macrocosmo, questo è quello che suggeriscono queste tracce, come sempre filosoficamente ispirate alla tradizione filosofico-concettuale buddhista.

Dopo una sezione di tale profondità e intensità si ritorna coi piedi per terra con le due tracce successive, altrettanto valide, ma concise e dirette. Prima di finire, con Deluge, con un lento incedere, in crescendo, che ci accompagna verso la catarsi finale, dopo un viaggio in musica e nello spirito mai prima d’ora così sincero, intenso, vasto, complesso e ben strutturato.

Yakuza. Dopo essere stati una sorpresa, dopo aver stupito, essersi confermati ad alti livelli, ora hanno definitivamente preso il volo, creando qualcosa di fondamentale, che fa da spartiacque nella loro carriera, ma anche nella scena post-core, heavy me(n)tal, e, in definitiva, fra chi è progressive e chi dice di esserlo.

Definitivi.

1 The Ant People 3:43
2 Thinning The Herd 3:31
3 Stones And Bones 5:34
4 Be That As It May 8:05
5 Farewell To The Flesh 11:06
6 Testing The Water 6:21
7 Good Riddance (Knuckle Walkers) 2:53
8 The The Great War 2:38
9 Deluge 7:13
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