En attendant Beckett

Samuel Beckett
13 aprile 1906 – 22 dicembre 1989

Ho sempre tentato. Ho sempre fallito.
Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio.

Dove sono, non lo so, non lo saprò mai, nel silenzio non lo sai, devi andare avanti, anche se non posso avanzare, andrò.

La lacrime del mondo sono immutabili.
Non appena qualcuno si mette a piangere, un altro, chi sa dove, smette.

Dunque non diciamo male della nostra epoca, non è più disgraziata delle altre (silenzio).
Non ne diciamo neanche bene (silenzio).
Non ne parliamo (silenzio).
È vero che la popolazione è aumentata…


Strada di campagna, con albero. È sera.
Estragone, seduto per terra, sta cercando di togliersi una scarpa.
Vi si accanisce con ambo le mani, sbuffando.
Si ferma stremato, riprende fiato, ricomincia daccapo. Entra Vladimiro.
Estragone (dandosi per vinto): «Niente da fare».
Vladimiro (avvicinandosi a passettini rigidi e gambe divaricate): «Comincio a crederlo anch’io».

Spend the years of learning squandering,
Courage for the years of wandering,
Through a world politely turning,
From the loutishness of learning.

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