Shadow

ShadowNon solo  musica. Il leader del gruppo romano Tiromancino, Federico Zampaglione, si sta infatti rivelando anche un ottimo cineasta, interessato soprattutto a certo cinema di genere, di cui l’Italia è stata esponente illustre, qualche decennio fa. Si tratta del filone thriller/horror, ovvero il territorio elettivo di glorie nazionali come i vari Argento, Fulci, Bava, Deodato, Lenzi, D’Amato, Avati, per citare i maggiori.

Shadow, la seconda pellicola di Zampaglione, dopo il buon debutto del 2007 con “Nero bifamiliare”, riporta prepotentemente i riflettori degli appassionati di settore sul nostro paese, facendo ben sperare, insieme a validi colleghi come Infascelli, Puglielli e Bianchini, in un relativo ritorno di popolarità per il genere in questione, da sempre ammalato di esterofilia. Parlare e produrre pellicole di questo tipo, nel nostro paese, comporta sempre una notevole esposizione economica, poco e male supportata da case di produzione, sponsor, distribuzione, per cui un plauso va a priori alla volontà realizzativa e alla concretezza con cui è stata portata avanti.

Il film appare subito ben strutturato, e con poco (a livello di mezzi e fondi) riesce a dire molto, pur rimanendo nel solco di uno stile ben codificato, che anzi viene più volte direttamente omaggiato dall’autore. Gli stilemi e i clichè classici del genere ci sono tutti, ed è percepibile come la passione personale del regista nei panni di spettatore sia confluita nelle immagini prodotte. Zampaglione, confortato probabilmente anche dai recenti successi di pellicole assimilabili battenti bandiera francese e spagnola, sviluppa un progetto che, senza osare troppo, in termini di ricerca e originalità, rappresenta uno dei più riusciti e credibili esempi di horror propriamente detto, made in Italy.

MortisSi parte come una sorta thriller, poi la trama prende la piega del survival horror, si sviluppa in chiave torture, per concludersi con un (relativo) finale a sorpresa. Tematicamente il regista gioca con lo spettatore, portandolo più volte fuori strada, accennando alla guerra in Iraq e alla condizione dei reduci (e qui viene in mente il bellissimo Allucinazione perversa di Lyne, 1990); seminando indizi relativi a presenze di fantasmi (Amityville horror, Shining); presentando sordide stanze delle torture (Hostel, Saw). Ottime le location scelte, le ampie, aspre e nebbiose alpi del Tarvisio e gli interni del lugubre maniero romano. Ottime le performance degli attori, soprattutto i due caratteristi Ottaviano Blitch e Chris Coppola, nei panni dei bracconieri, e chiaramente il cattivo quanto magro Nuot Arquint, che, utilizzando solo il proprio corpo e i propri occhi, riesce a prodursi in una recitazione memorabile, in quanto a potenza espressiva.

Certo, le dinamiche, la sceneggiatura e vari dettagli realizzativi rendono palese la natura ancora indie del film, ma ben vengano pellicole di questo calibro, che, seppur non ancora in grado di rivaleggiare con gli attuali maestri francesi (Laugier, Gens, Aja, ad esempio) risulta comunque superiore a ben più blasonati film, primi fra i quali blockbuster USA come il nuovo Nightmare, Drag me to hell, Autopsy.

Shadow è essenzialmente un buon film di genere, fatto da appassionati per appassionati, e come tale va giudicato. E’ chiaro che Zampaglione non ha cercato il mero successo commerciale, quanto piuttosto il soddisfacimento di esigenze espressive personali, in primis, nonché il favore (largamente ottenuto, vedi il premio “Nuove Visioni” assegnatogli da Nocturno) della critica di settore. Sebbene il detto “siamo nani sulle spalle di giganti” sia del tutto avvalorato da questa pellicola, resta comunque una visione piacevole e positiva, che non mancherà di far discutere appassionati e detrattori, in un dinamismo che, nella stagnante italietta cinematografica, non può che far bene.

Long live Mortis!

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5 pensieri su “Shadow

  1. La recensione e’ fatta bene e anche io spero che Zombiglione nel futuro migliori ancora e riporti un po’ di forza all’ horror italico, tanto bistrattato.
    Shadow , in any case, e’ un bel film che fa ben sperare.
    Anna.

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    1. Grazie Anna!
      A quanto pare anche l’Italia ha fortunatamente le sue piccole perle (nere) di cinematografia indipendente.
      Certo che pensare a quante e quali cose si potrebbero realizzare col budget di un cine-panettone, fa un pò venire le vertigini, ma tant’è. Ci s’accontenta, per ora!

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