El Shaddai: Ascension of the Metatron

El ShaddaiEl Shaddai non è un gioco per tutti.
Troppo particolari, le scelte stilistiche, tecniche, narrative, troppo delicato il concept biblico apocrifo, che si allontana notevolmente dai tradizionali temi videoludici. Ma tutte queste particolarità, lungi da rappresentare difetti o difficoltà, sono solo alcune delle numerose sfaccettature che compongono il variegato mosaico di Ascension of the Metatron.

Impossibile comunque non restare almeno affascinati dai quadri in movimento che rappresentano il mondo ultraterreno e onirico nel quale si muove Enoch, alla ricerca dei 7 Grigori, angeli decaduti di apocrifa memoria, padri degli sventurati Nephilim e simboli delle evoluzioni/derive/approdi dell’umanità, una volta lasciato il sicuro porto della fede.

Un’avventura che mischia abilmente particolari shōjo e sci-fi, con un background ovviamente religioso/mitologico giustamente multietnico e multiculturale. A questo punto potrebbero passare addirittura in secondo piano i continui rimandi fra action game 3D e platform 2D, non fosse invece così piacevole e fluido l’avvicendamento senza soluzione di continuità fra stili e tradizioni videoludiche apparentemente distanti, perennemente in bilico fra Devil May Cry e Super Mario.

In breve El Shaddai fa completamente suo l’assunto, a mio avviso fondamentale, che il videogioco, come media culturale, debba ispirarsi alla pittura, e non alla fotografia, avendo quindi cura di comporre opere nelle quali non sono il realismo e la verosimiglianza al reale, i traguardi ultimi da raggiungere, ma la creazione di qualcosa di totalmente libero da dogmi realizzativi. In questo senso, paradossalmente, la ricerca totale del risultato accomuna titoli lontani anni-luce, come Okami, ICO, Metal Gear e Child of Eden, giochi che se ne fregano delle etichette, dei limiti, delle indagini di mercato, e puntano invece tutto sulla traduzione di infiniti 0 e 1 in arte.

Visto in questo senso Ascension of the Metatron è un gioco che merita ampio spazio, per la grande concentrazione e pulizia con cui è riuscito a regalare un’esperienza immersiva e fantastica, personaggi memorabili (Enoch, Lucifel, Nanna), sebbene tratteggiati con poche pennellate, e una storia misteriosa quanto affascinante, nel suo essere archetipica di tutta l’umanità.

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