Niklas Kvarforth – 15 Years Of Absolute Darkness

Ghiotta collection di side-project, collaborazioni, partnership e guest appearance, Fifteen Years Of Absolute Darkness ha tutti i crismi per apparire come un resumé della carriera di Mr. Niklas Kvarforth, inquieto/inquietante mastermind dei controversi Shining.

All’interno di questi curatissimi 2 CD, ricchissimi di fotografie e liner notes, il fan accanito e il semplice curioso del metal estremo più sulfureo, possono trovare pane per i loro denti, sotto forma di brani quanto mai vari, che coprono un vasto range stilistico, dal black metal tradizionale al symphonic, dall’industrial a gothic, passando in rassegna molte sfumature di nero in musica.

Alcuni di questi brani sono delle vere e proprie chicche, rarità o versioni inedite (“Förtvivlan, Min Arvedel”, ad esempio), ma tutti condividono, mostrano e ribadiscono una certa inclinazione al marcio, al morboso e allo squilibrio, che ha avuto poi modo e maniera di proliferare senza controllo o restrizione alcuna negli Shining.

Piacciono, tra le altre, soprattutto “Salvation Through Vengeance”, degli ormai dispersi Diabolicum (già sentita qualche anno fa sul geniale “Better Undead Than Alive 2”), il capolavoro “Bli Med Mig” dei grandi Manes, gli italianissimi prime-movers Monumentum, i nostri cugini d’oltralpe Glorior Belli, e “Yesterday I Still Died Today”, dei mai troppo lodati Bethlehem. Interessante anche l’ascolto dei primi vagiti in musica di un giovanissimo Kvarforth, con progetti seminali e artigianali come Nekros e Gravdal, o delle cose più sperimentali, Kkoagulaa, Hjarnidaudi.

Fifteen Years Of Absolute Darkness è un prodotto davvero completo e curato, con il solito gusto per l’eccesso, che diventa sostanzialmente autoironia in chiave macabra, e traccia definitivamente ei contorni di un personaggio molto meno fumoso e inafferrabile di quanto sembrava in precedenza (era post “The Eerie Cold”, ad esempio).

Indubbiamente ascrivibile anche alla categoria della furba operazione commerciale, di cui Spinefarm, positivamente parlando, s’intende bene, un’uscita del genere è senz’altro una documentazione interessante anche sui contatti e sulle dinamiche interne ad una scena, come quella black estrema, vitale e fertile, per quanto riguarda le possibilità espressive, nonché molto meno impermeabile e misantropica di quanto viene spesso venduta.

Un’occhiata oltre il velo di Maya, per così dire, mano nella mano col piccolo Niklas.

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