Lollipop Chainsaw

Accendete la motosega e spolverate i pon-pon, arriva Juliet! Fortunatamente nel panorama videoludico globale esistono ancora personaggi come Goichi Suda. Questa è l’unica conclusione possibile a cui si può approdare, una volta inserito in consolle in disco ottico della nuova opera di Mr.51: Lollipop Chainsaw!

Apoteosi del trash e commovente dichiarazione d’amore per la zombie-exploitation cinematografica delle decadi passate, l’unione di lecca-lecca e motosega tramite il corpo sinuoso di una cheerleader, che si divide tra vita liceale e sterminio di non-morti, è quanto di più eccessivo e iperbolico si possa immaginare. Del resto il creativo designer nipponico ha abituato bene il suo pubblico, attraverso la somministrazione di altrettanti (capo)lavori come No more Heroes, Killer 7 e Shadows of the Damned.

Juliet Starling, esuberante e pettoruta protagonista della tragicomica avventura qui presente, ha tutte le carte in regola per entrare di filato nell’immaginario nerd, perché, parafrasando il motto di una sua omonima italica su quattro ruote, è veramente fatta della stessa materia dei sogni.

In questo caso sicuramente lubrici e adolescenziali, ma forse per questo ancor più genuini e onesti, nella loro essere totalmente espliciti e senza peli sulla lingua.

Tra smembramenti vari e decapitazioni multicolore, gag comiche, sboccate battute a doppio senso, l’esperienza in game scivola via in scioltezza, e non fa per niente pesare gli ovvi limiti tecnici che questo titolo si porta dietro, soprattutto riguardo design e texture delle ambientazioni.

Assolutamente impeccabili, al contrario, i modelli poligonali dei personaggi principali, e l’ampia e assortita colonna sonora, curata da un certo Akira Yamaoka (Silent Hill, Shadows of the Damned, Sine Mora) e Jimmy Urine dei Mindless Self Indulgence. D’altra parte la musica ricopre un ruolo fondamentale anche a livello contenutistico, sopratutto per quanto riguarda i boss, emissari del Rotten World, ognuno ispirato a un particolare genere musicale, come il punkabbestia Zed, il metallozzo vichingo Vikke, etc…

L’essenza hack and slash di Lollipop Chainsaw viene affiancata da momenti ancora più assurdi, come quando si utilizza la testa mozzata del fidanzatino Nick per controllare corpi di zombie tramite QT event, oppure nelle sezioni in cui la motosega mette il turbo e viene usata come mezzo di trasporto. Nel pentolone finiscono anche momenti sparatutto e rhythm game, per un’esperienza a 360° nel non-sense e nel citazionismo più delirante ed esilarante.

Suda 51, qui affiancato, in sede di scrittura, dal regista James Gunn (Tromeo and Juliet, Slither, Super), si diverte sempre parecchio, concedendosi ogni immaginabile libertà, e ribadendo la centralità e l’importanza del consumo godereccio e spensierato di qualsivoglia media culturale.

Seguendo l’adagio “non prendiamoci troppo sul serio”, Suda infila anche questa volta dei colpi da maestro di gran classe, creando nuovamente un mondo semplice e iconico, ma dotato di grande profondità e immersività.

Lollipop Chainsaw è un instant cult game, che, sebbene meno memorabile, a livello globale, dei suoi predecessori, già prima della sua uscita ha portato l’hype della comunità videoludica alle stelle, complice anche il battage promozionale a tutta patonza, che ha arruolato anche la super sexy cosplayer Jessica Nigri.

Del resto non c’è proprio niente di meglio, per combattere l’imminente calura estiva, di un bel bagno di sangue condito da cheerleader poco vestite, al suono di scanzonati ritmi punk. Zombies sucks, come dice la bella Juliet.

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