Deftones – Koi no yokan

Koi No Yokan (窓の予感) è un’espressione idiomatica giapponese che descrive il sentimento che si prova quando, vedendo una persona per la prima volta, si capisce che è quella di cui ci s’innamorerà, la persona più importante della propria vita. Il fatto che Chino Moreno e i Deftones fossero fra le realtà più atipiche del panorama crossover è da tempo cosa nota, ma fa sempre piacere poter apprezzare scelte concettuali così profonde e particolari, soprattutto se associate a contenuti musicali di pari livello. Già, perché “Koi no yokan”, settimo album ufficiale, è quanto di meglio abbia prodotto la band, forse addirittura dai tempi del bestseller “White Pony” (2000).

Secondo disco senza Chi Cheng, ancora alle prese col difficile recupero dalle conseguenze dell’incidente automobilistico che nel 2008 l’ha quasi ucciso, “Koi no yokan” vede il passaggio del chitarrista Stephen Carpenter dalla 7 alla 8 corde, cambiamento che, lungi dall’appesantire il sound, ne amplifica ulteriormente le potenzialità armoniche e melodiche.

Rispetto al recente passato discografico i Deftones 2012 suonano certamente più diretti, dinamici e concreti, recuperando parte di quell’urgenza espressiva passata in secondo piano negli ultimi anni, in favore della componente melodica e atmosferica (e qui l’esperienza Team Sleep dimostra di aver lasciato un bel segno). L’album è vario e cangiante, con grande alternanza di situazioni e strutture, dalle cavalcate nu-metal style di  “Swerve City”, “Poltergeist”  e “Gauze”, all’appassionata e intima malinconia di “Romantic Dreams”, “Entombed” e “Rosemary”.

“Koi no yokan” è un lavoro dannatamente elegante e affascinante, sia al livello prettamente sonoro, con una produzione come al solito cristallina e stellare, sia per quanto riguarda arrangiamenti e strutture, in cui riescono a emergere tutte le individualità artistiche di cui la band è composta: il tocco di Carpenter per le progressioni ritmiche, il groove di Abe Cunningham alla batteria, accompagnato dal nuovo bassista Sergio Vega (già sul precedente Diamond Eyes), e lo spiccato gusto armonico di Chino alle vocals, con cui si integra alla perfezione DJ Delgado.

In un panorama crossover mai così sofferente e asfittico, i Deftones, affrancatisi in parte dallo spettro di “U2 del nu-metal” degli ultimi anni, tirano fuori dal cilindro un album sostanzialmente perfetto, sicuramente sopraffino e del tutto completo e attuale. Il classico colpo di coda che non ti aspetti, ma che sono ben lieto di constatare e apprezzare, ascoltandolo senza soluzione di continuità. Immensi e definitivi.

 


1. Swerve City – 2:44
2. Romantic Dreams – 4:38
3. Leathers – 4:08
4. Poltergeist – 3:31
5. Entombed – 4:59
6. Graphic Nature – 4:31
7. Tempest – 6:05
8. Gauze – 4:41
9. Rosemary – 6:53
10. Goon Squad – 5:39
11. What Happened to You? – 3:53

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