You don’t see me at all

Non era mai successo, in tutta la mia vita, di sognare una canzone, un brano ben preciso (fra le migliaia che mi sono noti, sentito e suonato centinaia di volte), ascoltarlo nel sogno, in una riproduzione perfetta di musica/ritmo/parole, e svegliarsi piangendo… Tutto ciò, nella sua spontanea immediatezza, quasi epifanica, mi ha impressionato fin nel profondo… Pur semplice e per certi versi banale, è l’ennesima dimostrazione di quanto la musica e l’arte riescano a trascinarmi in un altrove in cui, a volte, (ri)trovo (per un attimo) il vero me stesso, senza nulla che si frapponga nella percezione di quel fiume sotterraneo, fatto di sensazioni ed emozioni, che spesso finisce seppellito sotto i detriti quotidiani, e le macerie giornaliere del mio vivere nella terra incognita che chiamo realtà. Well then, be welcome, sweet tears of mine…

 

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