Le “raccomandazioni”

statsTutto cominciò con le cosiddette “raccomandazioni“. Da quel momento in poi iniziai lentamente a capire, o meglio, a intuire, che qualcosa era cambiato, e non aveva assolutamente intenzione di fermarsi.

Nel corso del tempo, il mio tempo, sia la lezione della storia, sia la migliore narrativa distopica avrebbero potuto (dovuto?) far suonare qualche campanello d’allarme nella mia testolina addormentata. Ma così non è stato, e mi trovo ora a constatare, piuttosto amaramente, che la razza umana ha perso la sua battaglia più importante: quella contro se stessa.

Progresso tecnologico, mondi sostitutivi, surrogati sensoriali, non sono nient’altro che affilati coltelli consegnati a un nemico invisibile, perché dentro noi stessi. Perennemente insoddisfatti e costantemente alla ricerca di qualcosa in più, per colmare vuoti interiori, tragici stati di incomunicabilità, l’egoismo è stata, come sempre, la molla essenziale che ha prodotto questo silenzioso processo degenerativo.

Le raccomandazioni… già, proprio loro. Avete presente quando i siti di e-commerce, sulla base del nostro stesso comportamento, ci suggeriscono ulteriori potenziali acquisti? La cosa è estremamente inquietante, ed è la proverbiale punta di quell’iceberg di abbandono dal quale siamo schiacciati. Codici, algoritmi, semplici sequenze in sistema binario, votate a interpretare i nostri desideri, catturare la nostra attenzione, leggere la nostra mente. Ognuno di noi, in quanto internauta/utente, non è che uno specifico articolo, con precise caratteristiche. Siamo noi la merce sullo scaffale, che silenziosamente viene venduta, scambiata, barattata…

Ogni volta che un database con sufficiente IA per esprimere e organizzare raccomandazioni ha successo, ogni volta che clicchiamo il pulsante “add to cart”, è come se accettassimo il commercio di un complesso sistema cognitivo, sintetizzabile nel termine “identità”. La mia libreria online di fiducia mi consiglia una nuova uscita, mi suggerisce un autore simile a ciò che ho letto ultimamente, e ciò che acquistano utenti con gusti e abitudini simili alle mie.

Ma fino a che punto possono spingersi questi meccanismi? Fino a farmi acquistare ciò che ci si aspetta acquisti una persona come me, affinché io continui a essere, possibilmente sempre di più, una persona come me. Capito? Il potenziale restringimento di orizzonti, la letargia culturale e sopratutto la cristallizzazione silenziosa della nostra identità iniziano (anche) qui, in mezzo ad apparentemente innocenti pagine web, che ci garantiscono tutto il mondo facilmente a portata di mano.

In realtà, foraggiati dal senso di confortevole conferma di ciò che già siamo e sappiamo, quante volte giriamo attorno a noi stessi, rinunciando alle infinite possibilità di esplorazione effettivamente offerte dal web commerciale? Tutto diventa quindi  controllabile e, in certa misura, predeterminabile. Raccomandabile! Ogni nostra singola azione sulla rete, in teoria paradigma e summa di gratuità e libertà, è tracciata, elaborata e commerciata,in un continuo flusso sommerso di dati e profilazioni.

Svegliatevi dormienti, riprendete in mano la realtà, il contatto materico con gli oggetti che compongono la nostra cultura, e con essi ciò che veramente rappresenta l’unica salvifica ancora di salvezza di ognuno di noi: le relazioni umane, il rapporto di scambio paritario, biunivoco, fra identità, esperienze e storie diverse, dal cui incontro nascono, questa volta nella più totale naturalezza, le uniche, vere raccomandazioni di cui abbiamo bisogno…

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