Agalloch – The Serpent & the Sphere

Agalloch - The Serpent & the SphereGli album delle cosiddette cult band, i dischi di quelle poche, rare realtà artistiche ancora in grado di fare da spartiacque fra semplice produzione ed effettiva creazione, sono sempre degli oggetti concettualmente e simbolicamente complessi da maneggiare… Spesso gravati da un carico di aspettative (hype) a ben vedere non legittimo e/o giustificato, in quanto “semplicemente” espressione di un hic et nunc personale e proprietario, tali uscite hanno, nonostante tutto, una forza attrattiva immensa, capace di calamitare l’attenzione di pubblico e critica in modo sostanziale. Tale prolissa premessa mi riusciva indispensabile per cercare di inquadrare me stesso in relazione a “The Serpent & the Sphere”, nuovo album di quegli Agalloch che, negli ultimi anni, sono tra quelle 2 o 3 band cardine fondamentali del mio mondo (interiore) musicale.

Dal momento in cui ho potuto mettere le mani sul full-length in questione in numero di ascolti è andato di pari passo con le potenziali recensioni, in un turbinio di sensazioni, spesso contrastanti, che hanno segnato una personale gestazione del giudizio, finchè, liberazione, non ho compreso che l’unica cosa che non andava era proprio il giudizio, o meglio, la sua volontà ed eccessività… Mi spiego meglio, che “The Serpent & the Sphere” si portasse dietro un non indifferente carico di aspettative e necessità, quasi fisiologiche, di perfezione, è lapalissiano, ma proprio per questo il sacrario sonoro edificato dagli Agalloch sull’immaginaria direttrice che va dal metal estremo all’ambient, passando per il folk, era a rischio di crollo, sotto il peso del suo stesso prestigio, per così dire…

Ma niente è per sempre, tutto cambia, si trasforma, e questa è una delle poche leggi, tanto radicali quanto immutabili, che governano la natura, nonché un concetto che gli Agalloch hanno sempre fatto proprio, nel corso della loro eterogenea discografia, in cui questo nuovo tassello si inserisce senza soluzione di continuità e anzi andando a occupare una posizione in qualche modo centrale, per l’ampio portato di sintesi e koiné di fondo che sottende.

Agalloch - VT photoCome per altro esplicitato da titolo e grafica, ricchi di simbologie e metafore, “The Serpent & the Sphere” è un album circolare, un disco/narrazione dalle forme uroboriche, che unisce la spontanea spiritualità naturale e pagana a speculazioni filosofiche anche complesse, che, ça va sans dire, vanno a pescare dall’ampio e variegato background culturale di Haughm & Co. In questo senso l’album esprime i retaggi culturali e le discendenze artistiche della band nella maniera più palese e intelligibile di sempre (come esemplificano anche i notevoli interludi acoustic folk di Nathanaël Larochette).

Il quartetto di Portland (visto live giusto lo scorso anno, in un tripudio di profonde emozioni eufemisticamente catartiche) sfoggia altresì la miglior performance strumentale e interpretativa mai incisa su disco, grazie a una certosina cura in sede di produzione, che riesce a esaltare al meglio ogni minima sfumatura di sound (cfr. il basso Alembic di J.W. Walton, finalmente emerso dal mixer con la debita energia).

Album ieratico, denso e sicuramente meno immediato dei predecessori, “The Serpent & the Sphere” richiede inizialmente più dedizione e concentrazione, per calarsi nel suo mondo e dipanare i vari fili concettuali, sonori ed estetici di cui è composto. Una volta pervenuti a tale epifania risulterà ovvio e naturale sospendere ogni giudizio formale in relazione al passato e alle aspettative, “limitandosi” a soddisfare la propria sete di magia, fame di splendore, garantita da un’opera dal gusto personale, dall’identità ben definita e, non ultimo, caratterizzata da una non indifferente longevità. Giunto al termine di questa interminabile e sfibrante disamina, assolutamente futile, nella sua soggettività, non posso che ritenermi completamente soddisfatto da quanto nuovamente offerto al mondo dagli Agalloch, uomini, prima ancora che artisti, semplicemente preziosi…

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5 pensieri su “Agalloch – The Serpent & the Sphere

  1. Ciao Alekos.
    Mai mi stancherò di ringraziarti; perché grazie ad un tuo saggio consiglio ho conosciuto con questo disco gli Agalloch. Con assoluta calma, come del resto richiede la loro Musica così imponente, mi sto immergendo nella loro discografia. E per il momento tutto procede per il verso giusto.
    Tornando a questo ultimo disco resto impressionato dalla loro capacità di “crescere” durante il corposo minutaggio di quasi tutti i brani. Una crescita imperiosa che ti cattura e ti lascia davvero emotivamente affascinato. Conosci il mio disamore pressoché infinito verso il Black-Metal, ma questo genere è davvero, almeno per me, tutt’altra cosa: il futuro è dalla loro parte, senza dubbio.

    Buon fine settimana e divertiti con i Cripple: mi farai poi sapere come è andata!!!

    Lorenzo.

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    1. Ciao Lorenz,
      Mi fa piacere che li apprezzi anche tu… del resto difficile rimanere indifferenti davanti al loro immaginifico sound… Una delle mie band preferite, negli ultimi anni.

      Questo disco in particolare è forse il più ieratico e cosmico, distante dal naturalismo dark-folk che li ha resi celebri in passato, ma sempre di assoluta interesse e valore. Spero che in effetti resistano alla prova del tempo, regalandoci ancora molti dischi di qualità!

      Cripple onestissimi e divertenti, bella serata di grind, con tutti i loro classici in scaletta…

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  2. Ciao Alekos.

    E’ bello per me, alla veneranda età che mi ritrovo sul groppone, scoprire nuovi gruppi e nuovi generi musicali: mai fermarsi, mai sentirsi appagato anche e soprattutto dal punto di vista della Musica!!!
    Sui Cripple non avevo dubbio alcuno sul fatto che avrebbero letteralmente spaccato; gli ho visti dal vivo tanti anni fa al “Perché No” di Verbania, quando la sede era ubicata nello storico scantinato a Pallanza. Ricordo ancora le “mazzate” sonore che ci proposero ed il movimento degli astanti nei pressi del palco: movimento che coordinai con la mia consueta abilità da provetto pogatore.

    A presto.

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