A brief history of tau-tau

ukok_04La testimonianza più antica scientificamente attestata di tatuaggio permanente risale a circa 3300 anni fa, si tratta di Otzi, la “mummia del Similaun“, ritrovata nel 1991 sulle Alpi. Altri ritrovamenti significativi di epoca preistorica sono l'”uomo di Pazyryk“, proveniente dalle steppe dell’Asia centrale, la “principessa di Ukok” (img. 1) databile intorno al 500 a.C, arrivato quasi intatto a noi grazie alla permanenza nel permafrost. In Italia anche le popolazioni protoceltiche e Liguri erano dedite a tali pratiche. In tutti questi casi si tratta con ogni probabilità di tatuaggio rituali, magici, e finanche terapeutici, che raffigurano un già complesso sistema simbolico e artistico, nonché una non banale padronanza tecnico-realizzativa.

Coptic_CrossIl tatuaggio era diffuso anche nell’Egitto dei faraoni, ma anche nella Roma antica, almeno fino al divieto dell’imperatore Costantino, a seguito della sua conversione al Cristianesimo. Presso gli antichi romani, che credevano fermamente nella purezza del corpo umano, il tatuaggio era però inizialmente adoperato come strumento punitivo, per marchiare criminali e condannati; solo successivamente, in seguito alle battaglie con i celti, che portavano parecchi tatuaggi, di chiara discendenza indoeuropea, alcuni soldati romani cominciarono a tatuarsi sulla pelle i propri marchi distintivi. Fra i primi cristiani era invece diffusa l’usanza di ostentare la propria fede tatuandosi la croce di Cristo sulla fronte.

IrezumiNell’undicesimo e dodicesimo secolo i crociati portavano sul corpo il marchio della Croce di Gerusalemme, questo permetteva, in caso di morte sul campo di battaglia, di fare in modo che il soldato ricevesse l’appropriata sepoltura secondo i riti cristiani. È inoltre attestata nel Medioevo l’usanza dei pellegrini di tatuarsi con simboli religiosi dei santuari visitati, particolarmente quello di Loreto. Fra i cristiani la pratica del tatuaggio è diffusa fra i copti monofisiti. Col tatuaggio i copti rimarcano la propria identità cristiana, i soggetti sono solitamente la croce copta (img. 2), la natività ed il Santo Mar Corion.

In Giappone il tatuaggio (irezumi, horimono) era praticato fin dal quinto secolo a.C, sia a scopo estetico sia rituale, ma anche per marchiare indelebilmente i criminali. La tradizione tatuatoria nipponica vuole come prassi la composizione di ampi disegni, scenari, paesaggi, che spesso coprono gran parte dell’epidermide. L’origine sociale di questa prassi è da rintracciarsi nelle leggi che vietavano alla popolazione di basso rango di portare kimono decorati e sfarzosi. In segno di ribellione queste stesse persone cominciarono a portare, nascosti sotto i vestiti, enormi tatuaggi che coprivano tutto il corpo partendo dal collo per arrivare ai gomiti e alle ginocchia (img. 3). Il Governo nel 1870 dichiarò illegale questa pratica ritenuta sovversiva, ma il tatuaggio continuò a fiorire e a prosperare nell’ombra, divenendo nel tempo tratto estetico distintivo della Yakuza, la criminalità organizzata.

Educazione-siberianaParlando del legame tra tatuaggio e criminalità è impossibile non citare l’ormai celebre tradizione russa, siberiana, portata alla ribalta mediatica dal film “Eastern Promises” di Cronenberg e “Educazione Siberiana” di Lilin (img. 4), anche se pressoché ogni substrato sociale ha prodotto, nel corso del tempo, il suo corpus simbolico e figurativo, come ad esempio, in Italia, il tatuaggio criminale napoletano.

Homme_maori_au_visage_tatouéPer il mondo occidentale la grande svolta relativa alla diffusione del tatuaggio come pratica sociale avviene però nei primi anni del 1700, epoca a partire dalla quale i marinai europei vengono più assiduamente in contatto con le popolazioni delle isole del Centro e Sud Pacifico, dove il tatuaggio aveva una valenza culturale centrale e profondamente radicata. Tahiti, Borneo, Samoa, Marchesi e Maori sono infatti altrettanti luoghi simbolo del tatuaggio tribale propriamente detto, nonché cultura a cui si deve l’origine del termine stesso “tatuaggio”, termine onomatopeico con cui gli indigeni identificavano la pratica di inserire pigmenti naturali sottopelle, attraverso vari strumenti, come ossa, conchiglie, bacchette di legno. Dagli appunti di Cook (1769) sappiamo ad esempio che uno dei metodi principalmente utilizzati dai tahitiani per tatuare era quello di servirsi di una conchiglia affilata attaccata ad un bastoncino. A Samoa era diffuso il “pe’a”, tatuaggio su tutto il corpo che richiedeva 5 giorni di sopportazione al dolore ma era prova di coraggio e forza interiore. Chi riusciva nell’impresa veniva onorato con una grande festa. In Nuova zelanda i Maori firmavano i loro trattati disegnando fedeli repliche dei loro “moko”, tatuaggi facciali personalizzati (img. 5).

oreilly_sketch_tattooingTornando alla carrellata storica, il 1891 è un’altra data significativa, essendo l’anno in cui il newyorkese Samuel O’Reilly (img. 6) brevettò la prima macchinetta elettrica a bobina, rendendo improvvisamente obsolete le tecniche precedenti, più lente e soprattutto molto più dolorose. Alla fine del XIX secolo l’uso di tatuarsi si diffuse anche fra le classi aristocratiche europee, tatuati celebri furono, ad esempio, lo Zar Nicola II e Winston Churchill.

tatuaggi_lombrosoÈ da segnalare che il criminologo Cesare Lombroso ritenne, in un’epoca di positivismo, essere il tatuaggio segno di personalità delinquente. La diffusione del tatuaggio in tutti gli strati sociali e fra le persone più diverse negli ultimi trent’anni relega tali considerazioni criminologiche a mera curiosità storica (img. 7).

 

Per mezzo secolo, i tattoo rimangono comunque marchio di minoranze etniche, marinai, veterani di guerra, malavitosi, carcerati, o nella migliore delle ipotesi relegati agli ambienti marginali del consesso artistico, quale, ad esempio il circo. Tutto questo complesso e stratificato insieme di simboli, concetti, significati continua a costituire la spina dorsale del tatuaggio come pratica umana globalmente diffusa e ampiamente interpretata, tanto che lo stato attuale ne registra un’estrema popolarità e trasversalità, divenuta anche un ampio e ricco mercato, con un suo proprio pubblico di riferimento, indotto e segmentazione in generi, stili, correnti e mode (img. 8).

tendenze moderne nel tatuaggio occidentale

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