Slipknot > 5: The Gray Chapter

Slipknot - 5: The Gray Chapter“.5: The Gray Chapter” è probabilmente l’album più delicato e complicato della fortunata carriera degli Slipknot, visto il non semplice compito di dare seguito e sostanza all’identità stessa della band americana, dopo la dipartita del bassista Paul Gray, deceduto nel 2010, e del fondamentale batterista Joey Jordison, che ha abbandonato il gruppo nel 2013.

Il frontman Corey Taylor sintetizza così intenti e caratteristiche dell’album: « Il nuovo lavoro è certamente dedicato alla memoria di Paul Gray. Ci sono una manciata di brani riguardanti lui e altri che narrano delle emozioni e dei drammi che il gruppo ha dovuto affrontare negli ultimi quattro anni. Molta gente non sa come ci si sente, non comprendono. E specialmente per me, come compositore dei testi, è stata una grande soddisfazione poter raccontare questa storia nel modo più onesto e allo stesso tempo il più oscuro possibile. »

Musicalmente parlando “The Gray Chapter” è connotato sostanzialmente dalle stesse coordinate sonore mostrate ultimamente (cfr. “All hope is gone“), ovvero un metal mediamente tecnico e iper-compresso, sempre meno incline ai loop elettronici e alle derive nu/crossover prettamente dette, rimpiazzate più che altro dalla classica struttura della forma-canzone death/thrash melodica contemporanea.

Slipknot 2014

Il risultato è generalmente godibile nella forma e a tratti veramente ben confezionato nella sostanza (“AOV”, “Nomadic”, “The Negative One”), ma a una più attenta analisi emerge come altrettanto prevedibile e telefonato, sia nella successione delle atmosfere, ridondanti e ormai fruste, sia nell’interpretazione musicale dei 9 mascherati, ormai incanalati in un modus operandi in cui stupire e sconcertare è diventato pressoché impossibile, a maggior ragione senza il tentacolare Jordison, il cui pur professionale anonimo sostituto è artefice di un drumming ben più convenzionale.

In questo senso a poco vale il pur impeccabile apporto tecnico di Greg Fidelman (produzione) e Joe Barresi (mixing), perchè la vera scintilla mancante a “The Gray Chapter” si chiamano ancora e sempre ispirazione e passione, condizioni necessarie e indispensabili a far buon uso e possibilmente indimenticabile risultato, delle sicuramente ingenti capacità di partenza.

In conclusione anche il nuovo Slipknot altro non è che l’ennesima riprova di quanto poco serva alle major (in questo caso Roadrunner) per trasformare una band, più o meno selvaggia, innovativa e fuori dagli schemi, in una grigia compagine di colletti bianchi della musica, che semplicemente va in ufficio e timbra il cartellino, mettendo i jack negli ampli, con buona pace dei die-hard fan…

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