Dracula untold

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Dracula Untold è uno di quei classici film che dividono critica e pubblico, a seconda del paradigma culturale da cui essi muovano. Se da un lato questo avvio del nuovo filone Monster Universe della Universal Pictures strizza decisamente l’occhio ai fasti della Marvel, e dell’ipercinetica cinematografia bullet-time, d’altro canto ha una sua ben precisa identità (ed eredità) artistica, che scorre come una vena scarlatta nella cultura europea, dal buon Stoker (1897) a oggi.

La pellicola diretta da Gary Shore con protagonista Luke Evans nei panni di Vlad Ţepeş Hagyak (1431-1476), narra, in buona sostanza, gli antefatti (sia storici che romanzati) per cui il Voivoda è diventato il Dracula che tutti conosciamo e ri-conosciamo, mutatis mutandis.

VladhistoryFacciamo dunque la conoscenza di un ex-orfano di guerra, un ostaggio reale divenuto macellaio dei campi di battaglia, animato però da sincero amore per il proprio popolo, un buon cristiano, quindi, pentito delle sue atrocità impalatorie e totalmente dedito alla famiglia.

Ma il passato e i suoi bagni di sangue sono ancora vivi, nel fondo dei suoi occhi magnetici, e quanto l’esercito turco bussa ai suoi confini, l’unica sua speranza è ricorrere al potere oscuro di Cazan, un vampiro anziano (oltretutto un Lannister…), intrappolato da un patto demoniaco sulla cima Dente Rotto.

I poteri vampirici sono però un’arma a doppio taglio: Vlad ha infatti la possibilità di esercitarli per tre giorni, terminati i quali tornerà del tutto umano, se solo resisterà alla sete di sangue…

Inutile proseguire nella trama, tutti sappiamo come andranno le cose, e, a conti fatti, l’acme drammatico ed epico del film si attesta proprio a questo punto, dopodiché prende il sopravvento il superomistico green screen, mirabolanti scene di massa e un finale aperto, ma abbastanza scontato (cfr: Castlevania – Lords of shadows).

Ciò che di positivo rimane sono in ogni caso le riprese ambientali, girate in Irlanda del Nord, ma anche l’ottima interpretazione di Evans, un Dracula umano, invincibile eppure fragile e segnato dal dolore della perdita. Sotto molti punti di vista sembra di assistere a un 300 dark, con l’épos rimpiazzato dal fascino gotico delle tenebre.

In conclusione un ottimo film di intrattenimento, che mantiene ciò che promette (a parte gli ultimi 5 minuti, assolutamente da tagliare) e da nuova linfa vitale al più celebre strigoi (βρυκόλακας) di tutti i tempi, perchè, per citare il teaser, “every bloodline has a beginning”.

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