L’incolore Tazaki Tsukuru

Murakami Tsukuru

«L’incolore Tazaki Tsukuru ricorda Norwegian Wood, ma ne è anche un’evoluzione. È un romanzo ambizioso, un punto di svolta nel percorso di Murakami». (Asahi Shimbun)

Inizio da questo teaser per esprimere ciò che penso su questo tredicesimo romanzo di Murakami. Effettivamente i crismi del bildungsroman ci sono tutti, così come anche il connotato realista del passare del tempo (la giovinezza nei primi anni ’90 e la prima adultità del 2011), ma laddove Norwegian Wood esprimeva tematiche e contesti sociali ben definiti, al punto di essere quasi del tutto chiusi e impermeabili (come forse solo la depressione psicotica adolescenziale può essere), Tazaki Tsukuru tratta di conoscenza, di sé e del mondo, di trasformazione, del divenire dinamico della vita, che, come una tavolozza di colori, sfuma senza soluzione di continuità, da un gradiente all’altro.

Come sempre altamente simbolico e allegorico, il modus componendi di Murakami si svolge attorno a pochi cardini espressivi, concentrandosi sulla profondità, piuttosto che sulla vastità. D’altronde non è un mistero il fascino dell’autore per il concetto di pozzo, in senso letterale e figurato.

L’incolore Tazaki Tsukuru è universalmente empatico, nel suo descrivere l’ostracismo kafkiano con cui tutti, bene o male, siamo dovuti venire a patti, nella vita. Un’incomprensibile asprezza relazionale, che lascia distrutti, e senza colori interiori. Ma è proprio quando siamo vicini all’abisso che possediamo il maggior potenziale di riscatto e rinascita, ed effettivamente iniziamo a vivere davvero soltanto quando iniziamo a morire un po’.

Tazaki_CMYK

Rispetto ad altre opere dell’autore i momenti surreali/sovrannaturali/magici sono qui limitati a un certo contesto onirico, definito dal simbolismo dei colori dei personaggi. In questo senso non è un caso che il frangente maggiormente misterico sia introdotto dal pianista maledetto Midorikawa, unico comprimario dotato di ruolo di agnizione.

Fatti questi debiti distinguo, gli anni di pellegrinaggio di cui nel titolo delineano la fatica e il dolore necessari e inevitabili alla crescita, alla riconciliazione con una più profonda e onesta immagine di se stessi. Ecco forse l’ambizione e l’evoluzione citati dall’Asahi Shimbun, che però io non vedo come punto di svolta nel percorso di Murakami, quanto piuttosto come un episodio coerente nella sua personale ritmatologia di pieni e vuoti narrativi, simbolici ed etici.

Annunci

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...