Interstellar… overdrive

Interstellar

Interstellar era un film chiaramente destinato a far parlare molto di sé, e questa attitudine è stata ulteriormente enfatizzata da un battage promozionale partito con grande anticipo, innalzando costantemente hype e aspettative.

La pellicola di Nolan, in realtà progettata in prima battuta per e da Spielberg, si basa su un trattato del fisico del California Institute of Technology Kip Thorne circa la possibilità di viaggiare tra vari sistemi solari attraverso un wormhole, quale unico metodo per salvare l’umanità da un’estinzione provocata da un dust-bowl di dimensioni planetarie.

interstellar2Com’è ovvio che sia di scienza (e fantascienza) in Interstellar ce n’è molta, e a vario titolo, ma ciò che fa più specie, a livello prettamente contenutistico, sono i pesanti (perché consistenti e insistenti) rimandi ai vari “Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo”, “Solaris”, “Contact”, “Moon”, “Gravity”, “Event Horizon” e, ovviamente, all’odissea kubrickiana, nonché, sotto il punto di vista letterario, Arthur C. Clarke, Asimov, P.K. Dick e “Le sirene di Titano” di Vonnegut. Tutto lecito e per certi versi confortante, nella misura in cui riconoscere tali elementi fa percepire meno fortemente lo spaesamento gravitazionale che le visioni dello spazio profondo spesso inducono in pellicola.

Ma il consueto modus operandi di Nolan, così finemente cesellato nei vari “Memento”, “Batman” e “Inception”, risulta qui spesso farraginoso, sopratutto nella misura in cui l’accumulazione tematica, simbolica, concettuale e visiva risulta un malloppo di difficile (di)gestione. Lungo le quasi 3 ore di durata molti sono i frangenti immaginifici, ad alto tasso epico e/o adrenalinico, ma manca la necessaria tridimensionalità dei personaggi, eccessivamente stereotipati lungo canonici binari narrativi.

Interstellar timelineIl risultato è uno splendido girato in 70mm, che risulta tanto materico quanto luminoso, ma privo della necessaria costante coesione e intensità di fondo per essere completamente e complessivamente il capolavoro della fantascienza contemporanea che aspirava a essere.

Nolan è senza dubbio un regista che vive di esperimenti, che mette alla prova se stesso e i propri mezzi con sfide via via più grandi, complesse, o semplicemente altre da sé. In questo senso va un grande encomio a quanto realizzato e impresso su pellicola, fra cui pare superfluo citare la performance dell’intero cast (ma non solo), mentre dal punto di vista strettamente artistico Interstellar risulta in buona sostanza un’equazione mal bilanciata, ricca di elementi di indiscutibile fascino e indissolubile interesse, ma non prettamente incanalati e tradotti, dunque non del tutto collegati e intelligibili. Un vero e assoluto Interstellar overdrive, psichedelico e abbacinante come da pinkfloydiana memoria…

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