No frills #14: Narath

Narath - PulsarLa one-man band russa Narath, per quanto assolutamente underground e poco nota al di fuori dei patrii confini, è una realtà decisamente interessante, per la sua abilità nel fondere estremismi sonori e istrionismi compositivi di varia natura, giungendo a quel che il main-man Anders ‘Engel’ Lindemann chiama black-like metal, per il suo spiccato e persistente mimetismo stilistico e concettuale.

L’ultimo suo album, “Pulsar”, che si accoda a un’imponente discografia di full-length, Ep, split e altre uscite più o meno ufficiali, ribadisce le qualità e la volontà del progetto, che per certi versi può assomigliare alle frange sperimentali del black francese (cfr. Pensées Nocturnes e Peste Noire), in cui il gusto teatrale e sopra le righe degli arrangiamenti ben bilancia il rigore delle strutture fondamentali, a livello ritmico e armonico.

Piacciono in questo senso episodi intensi e mutevoli come “Sexuality of a grave” e “Eat Me!”, perfetti esempi del modus componendi del polistrumentista di San Pietroburgo.

Pur senza far gridare ad alcun miracolo artistico, i Narath riescono dunque a intrattenere con tutta l’intelligenza e convinzione del caso, meritandosi, IMHO, un posto di riguardo nel sempre affollato sottobosco estremo di settore.

 

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