Strand’s Fiction

Mark Strand

Penso alle vite innocenti
delle persone nei romanzi: sanno che morranno
ma non che il romanzo finirà.
Come sono diverse da noi.
Qui, la luna osserva istupidita,
tra nubi sparse, la città assopita,
e il vento ammonticchia le foglie cadute,
e qualcuno – vale a dire, io – sprofondato in poltrona,
sfoglia le pagine che mancano,
sapendo che non c’è molto tempo
per l’uomo e la donna nella camera a ore,

per la luce rossa sopra la porta, per l’iris
che proietta la propria ombra sul muro;
non molto tempo
per i soldati sotto gli alberi lungo il fiume,
per i feriti che vengono trasferiti
in città di retrovia dove resteranno;
la guerra che ha infuriato per anni finirà,
come pure qualsiasi altra cosa,
tranne una presenza
difficile da definire, una traccia,
come l’odore dell’erba dopo una notte di pioggia
o quel che resta di una voce
che ci fa sapere senza sillabarlo
di non disperare;
se la fine è prossima, anch’essa passerà.

(Mark Strand, 1992)

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Un pensiero su “Strand’s Fiction

  1. Oggi una splendida poesia, anche per cogliere l’occasione di festeggiare i 5 anni di questo piccolo blog… per certi versi, volontà e virtù, anche’esso è nient’altro che “quel che resta di una voce che ci fa sapere, senza sillabarlo, di non disperare”, citando il buon vecchio Strand.

    Have a nice Earth Day!

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