From the depths #33: Cold Cell

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Assieme ai veterani Darkspace e recentemente Aion, i Cold Cell rappresentano l’oscura trinità svizzera del black metal targato Avantgarde Music, etichetta nostrana con proverbiale fiuto per la qualità virata al nero. Non stupisce infatti come la band di Basilea, al secondo album con questo “Lowlife”, sappia declinare una personale sfumatura stilistica, fatta di fantasmi post-industriali à la Tetsuo, disagi mentali e oppressioni sociali, il tutto opportunamente tradotto in brani violenti e lugubri, che hanno nella pesantezza sonora il proprio comune denominatore. Partiture chitarristiche grasse e possenti (“Scum Eradication”, “Idols of Idiocrasy”) fanno da necessario scenario per vocals arcigne e al contempo instabili, quale risultato delle miserevoli condizioni di vita (mentale, spirituale) qui descritte (“Dogma”).

11407154_755802744538914_5850526004424866011_nAlbum a suo modo filmico e immaginifico, “Lowlife” riesce a dipingere un quadro dettagliato e composito, utilizzando un solo colore: il nero dell’anima umana (cfr. artwork). Stando così le cose risulta immediato dare atto ai Cold Cell della bontà della loro proposta, che evoca i migliori episodi di gente dissimile, come Misery Loves Co, Shining, Red Harvest e Bethlehem, tutti accomunati dalla volontà di descrivere il destino di inesorabile disfatta e lento annichilimento proprio della patetica civiltà: musica crepuscolare, per il tramonto della speranza su questo pianeta.

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