Arcanus times #7: Monksoda

Monksoda - Safe & SoundCorreva l’anno 2001, e mentre l’America si trastullava con il trend nu-metal, in Italia una piccola, misconosciuta band pubblica un disco che ribadiva il vero significato del termine crossover. Si chiamavano Monksoda, e il loro fondamentale lascito è “Safe & Sound”, impressionante raccolta di brani, che si concedono in scioltezza escursioni stilistiche davvero degne di nota. Alla luce di brani-capolavoro, come “Voices (Network Analysis)”, “Unnecessary” o “My Best Disguise” risulta impossibile non chiamare in causa il buon Patton dei tempi migliori (sia Faith No More che Mr. Bungle), ma anche lo schizzatissimo spirito free dei Primus, qui opportunamente convogliato in una melodica e sinuosa forma canzone, memore del funk dei Police.

I Monksoda potevano contare su un vocalist di razza come Emilio Cozzi (già screamer coi Kaoslord), versatile e istrionico come si conviene a composizioni che mirano al centro delle tensioni stilistiche lasciate in qualche modo irrisolte dalle band succitate, sicuramente seminali, ma per certi versi non del tutto artisticamente compiute. Ecco, in “Safe & Sound” si può trovare una sensata e coerente ipotesi di sviluppo di quel determinato lascito, che, invece di esasperarsi e incaponirsi (chi ha detto Claypool?), da libero sfogo alla propria italianità più melodica e solare. Del resto cosa ci trasmette, il brano-simbolo “Can’t Stop Till Get Enought”, se non un urgente e vitale slancio liberatorio, memore anche, a suo modo, di un certo Modugno?

Correva l’anno 2001, e come da copione i Monksoda non se li è filati praticamente nessuno, ma il tempo ha dato secondo me ragione alla loro frizzante ricetta, che appare ancor oggi fresca e assolutamente più up-to-date di molte blasonate realtà spacciatesi come nuovi eroi del crossover. Chapeau!

MONKSODA

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2 pensieri su “Arcanus times #7: Monksoda

  1. Ciao Alekos!
    Senza neanche leggere la recensione, come sempre riesci ad essere esaustivo in poche righe, ma solo il nome del gruppo ho pensato ai PRIMUS ed al loro “Pork Soda”. Se poi ci aggiungi come riferimenti Mike Patton ed i Police il cerchio si chiude. E sai che mi hai fatto venir voglia di scrivere qualcosa su Les Claypool e sull’esordio dei PRIMUS!!! Che, ricordiamolo da subito, è un disco dal vivo.

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    1. Ciao Lorenzo,
      Ebbene sì, grande album, e per quanto i Primus qui rientrino solo come influenza e “attitudine” (ma anche nella citazione del nome, come hai giustamente colto anche tu), sono sempre fra i padri putativi di ogni tentativo di crossover di stampo rock. Per cui attendo volentieri di leggere qualcosa di tu sul loro anomalo esordio. A presto, e buoni ascolti! 😉

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