No frills #27: Void Paradigm

Void ParadigmHypnotic dodecatonic black metal… sfido chiunque ad avere le idee chiare di fronte a una descrizione del genere. Ma forse l’obiettivo dell’autopresenzazione dei Void Paradigm è proprio questo: disorientare e confondere, per incrementare il feeling disturbante e obliquo della loro proposta.

Già, perché a questi francesi essere sghembi e trasversali riesce particolarmente bene, a giudicare dai microsolchi incisi in “Earth’s Disease”, disco i cui più diretti riferimenti potrebbero forse essere lo sludge “evoluto” di Burnt By The Sun e Tombs da un lato, e il recente math-black (Deathspell Omega, Dodecahedron) dall’altro.

Il risultato è una manciata di brani nerissimi e pachidermici, come un banco di nebbia dalla consistenza cementizia, in grado di schiacciare qualsiasi fonte di luce. Ottime le tessiture chitarristiche fra piene e vuoti, che si rincorrono alternando ritmiche martellanti (“Revenge”) a sezioni ai limiti dell’ambient-drone, ribadendo il messaggio nichilista che è la vera cifra stilistica del gruppo di Rouen (“Sick Life Fading”).

Hypnotic dodecatonic o meno, i Void Paradigm convincono su tutta la linea, con un album particolare e appetibile a una composita platea di ascoltatori.

 

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