No frills #28: Show Me Wolves

Show Me Wolves > Between Man, God and False IdolsShow Me Wolves è il progetto solista del giovane polistrumentista islandese Hörður Lúðvíksson (classe 1991), al debutto con questo interessante “Between Man, God and False Idols”(indie e via Merdümgiriz Records), lavoro che fa riflettere, per la noncuranza con cui vengono accostati generi dai toni molto diversi, come black e metalcore.

Non che il musicista di Reykjavìk sia l’unico esponente di tale deriva (si pensi a certi Caliban, Sùl ad Astral, Crowhurst), ma il suo modus operandi appare del tutto naturale e spontaneo, come se questa commistione stilistica fosse inscritta nel suo codice genetico musicale, quale risultato di voraci appetiti sonori. Del resto è un dato di fatto, ad ogni cambio generazionale mutano anche i generi musicali, in un’evoluzione non sempre lineare e migliorativa, ma sicuramente basata sull’accrezione. Tali considerazioni paiono avvalorate dai brani proposti da Hörður, nei quali differenti elementi stilistici continuano a rincorrersi, trovando la loro ragion d’essere in una certa urgenza espressiva di fondo, tipicamente HC.

Il risultato finale può risultare a tratti confuso o confusionario, come i pezzi di un puzzle sparsi sul tavolo (“The Lies of His Sons”), ma forse l’intenzione è anche questa, lasciare all’ascoltatore il compito di riportare a unità, secondo il suo gusto, i vari riff tremolo, stop & go, blastbeat e clean vocals, contenuti in ogni canzone (“Amongst Us”, “Sea of Trees”). Compito questo che potrà far storcere il naso ai puristi dei generi e ai tradizionalisti, ma che è una buona cartina al tornasole sia dell’attuale nuova generazione di artisti, sia dei loro ascoltatori, entrambi spesso più coinvolti dal fattore quantità che dalla ricerca di qualità.

Ad ogni modo in questo composito panorama il progetto Show Me Wolves non ha nulla da invidiare ad altri simili act, se non l’esperienza che solo il tempo potrà semmai aggiungere, e “Between Man, God and False Idols” è di conseguenza un’opera prima consigliata, per farsi un’idea personale dei possibili sviluppi di questo sincretismo metallico estremo, e decidere se si tratti di progressione o regressione, raffinamento o imbarbarimento. Oppure ascoltarlo e basta lasciando perdere qualsiasi etichetta e divertendosi con del sano headbanging.

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