Arcanus times #11: Death

Death - FateAltrimenti noto come “The Best of Death“, questo dischetto ha una storia quantomeno singolare, a partire dall’infausto titolo, “Fate”, fin troppo facilmente riconducibile al destino che avrebbe di lì a poco colpito il buon Chuck… Come se non bastasse questo stigma funesto, ci si mette pure un artwork non propriamente baciato in fronte dalla bellezza (il logo dei Death rosa proprio non si può vedere), a peggiorare il difficile rapporto coi fan, già molto precario ai tempi dell’uscita (1992), a causa di una selezione di brani quantomeno discutibile.

La compilation, a cura di Alan Becker e Kevin Sharp, pur avendo a disposizione autentici capolavori del genere, come “Human”, “Spiritual Healing”, “Leprosy” e “Scream Bloody Gore”, si accontenta di snocciolare solo 10 brani, tralasciando fra l’altro alcuni dei brani più celebri del periodo, come “Flattening of Emotions”, “Denial Of Life”, “Defensive Personality”, ad esempio, mancanze difficilmente digeribili o giustificabili, visto che di spazio residuo ce n’era eccome.

Death-Fate-1992-CD-Back-Cover-41168Certo, se si intendeva solo stuzzicare la curiosità del neofita, che poi andrà in religioso pellegrinaggio al più vicino negozio di dischi, ad acquistare gli album originali, probabilmente l’impresa della label britannica Under One Flag (che fra l’altro chiuse l’anno successivo a questa release) può dirsi riuscita, ma al prezzo di un non invidiabile nomea di disco-spazzatura, che ha purtroppo anticipato quella che pare essere una sgradevole tendenza allo sfruttamento postumo dell’opera di Schuldiner (vedi gli infiniti live e demo pubblicati), artista tanto sobrio e parco quanto unico e geniale. Ovviamente “Zero Tolerance” per questi figuri.

Detto questo personalmente ascolto ancora spesso e con piacere questo “Fate”, che mi riporta indietro nel tempo, ai primi anni del liceo in cui fortunosamente lo acquistai, se non sbaglio in un benzinaio/tabaccheria, come solo sul confine italo-svizzero si possono trovare. R.I.P. Chuck…

 

 

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5 pensieri su “Arcanus times #11: Death

  1. Grande Alekos!!! E qui la mia mente non può che rimandarmi al 1995 ed al 1998 quando riuscì a vedere per due volte dal vivo la band del mio coscritto Chuck Schuldiner. Ne avrei di parole da spendere su tutti i loro sette album: band per me al vertice di tutta la Musica “Pesante”…TOGETHER AS ONE…

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    1. Ciao Lorenz! Beh, non posso che invidiare questa tua esperienza diretta, sicuramente il modo migliore per vivere i Death (ossimoro a parte). Il mio preferito resta forse “Human”, ma è innegabile che ogni loro album fa storia a sé, una parte fondamentale della storia della musica pe(n)sante…

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      1. Concordo su “Human”, anche per me il loro disco migliore; seguito da “Symbolic” ed “Individual…”. La prematura morte di Chuck ci ha impedito di ascoltare nuovi dischi della band e non oso nemmeno immaginare fino dove poteva spingersi la genialità unica del leader.
        Secondo me il negozio che citi nell’articolo è il distributore Agip di Gondo, dove anch’io ho trovato negli anni scorsi diverse perle nascoste, non solo metalliche.

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