Mellon Collie and the Infinite Sadness – 20 anni dopo

Mellon Collie and the Infinite Sadness

“I’m waving goodbye to me in the rear view mirror,
tying a knot around my youth and putting it under the bed”

Era l’ottobre del 1995, e il me stesso neo-quattordicenne, in piena crisi adolescenziale, fatta di nichilismo, ormoni, oscurità ed ansia in proporzioni variabili, era ancora ai primi passi, nella scoperta del mondo, sia in senso letterale (e in questo caso mi trovo ancora più o meno lì), sia in senso musicale.

Credo di essere stato molto fortunato nell’intercettare svariati gruppi che, nel complesso e per certi versi fatale giro di boa del millennio, hanno di fatto trasformato la musica, o il modo in cui la intendo, traghettandola, non senza traumi, dall’estetica ed etica ’70/’80 a quel poco comprensibile melting pot che è ora. Gruppi che non sto qui ad elencare, perché oggi voglio tributare il mio piccolo omaggio ad un solo album in particolare, quel “Mellon Collie and the Infinite Sadness” che, proprio 20 anni fa, con la sua uscita segnò una pietra miliare del rock.

mellon-collie2Capolavoro degli Smashing Pumpkins e dell’ego ipertrofico di Billy Corgan, che da solo lo ha in buona sostanza ideato, composto e realizzato, l’album è un concept che accompagna il trascorrere di una giornata-tipo di un adolescente, dall’alba al tramonto (Dawn to Dusk), dal crepuscolo alla notte stellata poi (Twilight to Starlight), dipingendo una vasta parabola sulla fugacità della vita e sui riti di passaggio della crescita, in una sorta di bildungsroman in musica che non a caso lo stesso Corgan ebbe a definire il “The Wall” della generazione X.

Date queste premesse era impossibile per me non innamorarmi di questo album (in realtà l’unico delle zucche che mi piaccia davvero), immedesimarmi nel suo ricco caleidoscopio emozionale, e mantenerlo, negli anni, come uno dei pochi antidoti efficaci all’oscurità che, in musica ed altrove, costantemente mi attrae… All’inizio è bastato il titolo, col suo gioco di parole fra Mellon Collie e melancholy, ad accendere il mio interesse, poi cresciuto esponenzialmente una volta premuto il tasto play, fra rigurgiti grunge, psichedelia, intimi ballate ed epica sinfonica.

Smashing Pumpkins RS721“Il mondo è un vampiro”, esclama Billy in “Bullet with Butterfly Wings”, una verità che porta a serie conseguenze, che magari si riescono a capire e ricollegare solo a distanza di anni, come succede, talvolta, anche con gli album, il cui significato e la cui importanza si definiscono solo col tempo, e nel tempo…

In ogni caso, al netto delle recensioni, delle teorie e della visione del mondo che io possa (o meno) aver sviluppato nel corso di questi lunghi 20 anni, mi piace notare come “Mellon Collie and the Infinite Sadness” sia ancor oggi uno dei pochi porti sicuri, una faglia temporale attraverso cui riesco, con un sorriso dolce-amaro sul viso, a venire a patti col mio passato, a salutarlo con affetto, ringraziandolo per avermi condotto qui, fra tutti i possibili peggiori altrove che erano a disposizione, perché è dannatamente vero che:

Time is never time at all
You can never ever leave
without leaving a piece of youth
And our lives are forever changed
We will never be the same
The more you change the less you feel
Believe, believe in me, believe
Believe that life can change
That you’re not stuck in vain
We’re not the same,
we’re different tonight
Tonight, so bright…”

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