Dragon’s Crown

Dragon's Crown

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D&D: Tower of Doom (1993)

Dragon’s Crown è un RPG beat ‘em up side-scrolling di Vanillaware (2013), che tributa il giusto omaggio alla tradizione fantasy, sia nella sua accezione letteraria (sopratutto Robert E. Howard, vedi immagine) sia videoludica. Tutti ricorderanno almeno Dungeons & Dragons: Tower of Doom (Capcom) e Golden Axe (Sega), fondamentali capisaldi del 2D, da sala giochi e non.

Ambientato nello stesso mondo fantastico di GrimGrimoire ed Odin Sphere, il regno di Hydeland, Dragon’s Crown ripercorre, felice di farlo, tutti i topoi narrativi del genere, estremizzandone le caratteristiche fino alla caricatura, come ben esemplificano i design dei personaggi.

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sx: Roland (2013) – dx: Arnold (1982)

Tutto ciò sarebbe solo un esercizio di stile, per giunta devozionale, se i Vanillaware non avessero implementato un solido gaming, basato sì sulle classiche dinamiche beat ‘em up, ma più profondo e strutturato di quanto una prima occhiata potrebbe far pensare. Oltre alla banale scelta della classe (guerriero, amazzone, nano, elfa, incantatrice, stregone) ogni PG ha a disposizione due alberi delle abilità e un corposo inventario, alimentato dai bottini delle missioni, per creare le proprie build in ragione dello stile di gioco preferito.

Di più, avendo la possibilità di scegliere da 0 a 3 alleati bot da portare sul campo, oppure, meglio ancora, fino a 3 amici in carne e ossa, l’approccio alle missioni diventa ancor più vario e strategico, giustificando la curva di difficoltà che, dopo le prime ore di gioco, si innalza con una certa decisione.

Per tutti questi motivi Dragon’s Crown offre essenzialmente due cose, entrambe alquanto rare:

  1. del sano divertimento, che pesca a piene mani dal vintage anni ’90, aggiornandolo alle nuove tecnologie senza stravolgerlo;
  2. un’invidiabile longevità, che ha nei vari livelli di sfida, nelle quest e nella co-op offline/online la sua arma segreta.

DC_-_Group_Shot

Un titolo adatto sia a chi negli anni ’90 si è rovinato occhi e portafogli in sala giochi sui citati capisaldi del genere (e come si sarà capito sono uno di questi), sia alle nuove leve, che potranno di certo apprezzare il certosino lavoro di design, debitore anche dell’estetica manga, e l’immediata ma non banale giocabilità del titolo, che può peraltro giovarsi anche di cross-compatibility fra PS3 e Psvita.

Dunque un must-play da rispolverare dagli scaffali, semmai vi fosse per sbaglio finito. Many thanks to Fabio for the unexpected present!

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