Arcanus times #13: Iron Maiden

Iron Maiden – Seventh Son of a Seventh Son (1988)

Seven deadly sins, seven ways to win,
Seven holy paths to hell and your trip begins.
Seven downward slopes, seven bloodied hopes,
Seven are your burning fires, seven your desires…”

Seventh Son of a Seventh Son” (1988) è stato, e in parte ancor oggi è, l’album dei Maiden a cui sono più affezionato. Forse per il periodo in cui lo ascoltai la prima volta, ormai una ventina d’anni fa, forse per la naturale assonanza con certe atmosfere oscure, che tanta parte da sempre hanno nei miei consumi culturali (e non solo).

In ogni caso l’album è oggettivamente fra le cose più memorabili composte dalla formazione storica, e possiede il considerevole pregio di sommare un interessante concept (basato sul romanzo omonimo di Orson Scott Card) al song-writing prog già splendidamente mostrato nel precedente “Somewhere in time”.

Epico in modo decisamente più cupo e dark del solito, lo spirito del disco fotografa bene quel senso di ingenua meraviglia per l’ignoto e il misterioso, tipica di molti film di genere coevi, e degli adolescenti delle passate generazioni (quelle non ancora social, per intenderci…). In questo senso ricordo che ascoltare i Maiden era per me all’epoca un vero “Infite Dream”, capace di dipingere scenari fantastici e accompagnare letture e sessioni di gioco, senza stancarmi mai.

Successivamente parte di questa allure oscura l’ho ritrovata nel Dickinson solista (1998), ma è del tutto evidente che le varie “The Evil That Men Do”, “The Clairvoyant” e “Only the Good Die Young” rimangono esempi di sopraffina classe metallica anche a prescindere dai temi trattati, per la capacità di traghettare la semplicità tipica del NWOBHM nel variegato panorama musicale tardo-ottantiano, gestendo con criterio la fascinazione per synth ed elettronica varia, che spesso fanno apparire tremendamente datati interi album o gruppi.

A distanza di anni questi brani hanno ancora lo stesso potere e sapore, per me, e quando sento l’attacco acustico di “Moonchild” è come compiere un istantaneo balzo indietro nel tempo, nelle varie camerette della mia adolescenza. Questo è il potere della musica, che scorre anche in Seventh Son of a Seventh Son”, eccezionale baluardo del crepuscolo metallico di fine anni ’80. Up the Irons!

Iron cover pp 14 - 15

 

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