Intervista con La Biota Pipe

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di fare due chiacchiere con Michele Sottocasa, giovane artigiano della pipa che, col marchio La Biota, realizza, completamente a mano, pezzi unici sia da collezionare sia, e volentieri, da fumare. Un giovane pipe-maker da tenere quindi assolutamente in considerazione, per tutti gli amanti del lentofumo e dell’artigianato, data la qualità della sua opera, come si può vedere nelle sue “vetrine” online, e come posso, nel mio piccolo, testimoniare direttamente. Buona lettura (e buone fumate).

michele_sottocasaCiao Michele, benvenuto. Innanzitutto una piccola presentazione preliminare, quando e come ti sei avvicinato al mondo della pipa?

Mi sono avvicinato alla pipa circa 2 anni fa, affascinato dalle molte pipe possedute da un anziano signore, conosciuto a lavoro, divenuto poi mio mentore, anche se entrambi i nonni fumavano la pipa e quindi da bambino questo oggetto mi incuriosiva molto.

Quando invece nasce La Biota Pipe e perché?

Ho deciso praticamente da subito di cominciare a costruirle perchè sono sempre stato interessato all’artigianato in tutte le sue forme e le pipe che piacevano a me avevano dei prezzi quasi inaccessibili… quindi tutto è nato per divertimento e per farmi qualche pipa per me.

Un’inevitabile curiosità. Cosa significa il nome che hai scelto?

È una parola in dialetto che letteralmente significa “nuda”. Questo vuole esprimere una pipa che non ha nulla da nascondere, semplice. Ho scelto un nome in dialetto perché richiama la mia origine e mi sa di “rustico” come voglio che siano viste le mie pipe. Fatte interamente a mano.

Chi sono, se ci sono, i tuoi punti di riferimento fra gli artigiani?

Senza nomeVe ne sono e sono coloro che mi hanno prima indirettamente fatto capire come si costruisce una pipa attraverso le loro foto dei work in progress e dato numerosi stimoli estetici che hanno poi dato origine alle mie linee. Alcuni nomi: Chris Asteriou, Yves Backstoner, Andrey Savenko, Klaus Zenz, Abi Natur, ecc…

Parliamo della tua filosofia di pipe-maker, privilegi l’aspetto estetico del materiale o la sua resa in fumata? In altre parole, dai più importanza alla forma o alla sostanza?

Innanzi tutto cerco di creare, rinnovare shape classici e di trovarne di nuovi ed originali. Mi piace creare. Ovviamente però trovando il giusto compromesso tra aspetto e funzionalità perchè comunque è una pipa e deve oltre che piacere esteticamente anche fare il suo dovere di compagna di fumata.

Sempre a questo proposito, per le forme ti ispiri a qualcosa di particolare, oppure segui gli shape della tradizione? E più in generale, nasce prima l’idea il concetto astratto, o costruisci il risultato partendo da uno schema di base?

Senza nome6Mi ispiro a shape classici ma anche alle forme infinite e affascinanti che la natura ci offre. Spesso il concept nasce e si visualizza nella mia mente ma se la pipa da realizzare, magari commissionata dal cliente, deve avere determinate caratteristiche allora viene prima studiata.

Una volta definito il progetto, come scegli il legno, la forma, i tagli, il colore… ovvero, quali sono i passaggi al banco di lavoro che ti portano dal ciocco alla realizzazione di una pipa La Biota?

Innanzi tutto scelgo il ciocco che più si adatta alle mie esigenze e cercando di trovare il giusto equilibrio tra la mia idea e quello che la radica offre in termini di texture, cerco di unire il tutto in maniera armoniosa e comincio a lavorare direttamente su di esso togliendo prima, ove possibile, l’eccesso di essenza e poi modellando a mano. Il colore da dare alla radica, forma e colore del bocchino ed eventuali inserti o sono studiati nel progetto oppure scelti con criterio perchè tutto deve legare in maniera armoniosa affinchè il risultato finale sia piacevole ed esprima l’idea.

Secondo te ci sono forme e delle realizzazioni tecniche che pregiudicano a priori una buona e soddisfacente fumata, e/o estremizzazioni (forme, dimensioni) che diventano solo sterili (e costosi) esercizi di stile?

Secondo me la pipa deve semplicemente soddisfare la persona che la sceglie. Questo è molto soggettivo perchè una pipa che può risultare brutta e scomoda, non pratica, per qualcuno, per altri invece essere una pipa fantastica. L’importante è che rispetti la regola fondamentale di una pipa, ovvero ci si possa fumare! Alcune pipe poi possono sembrare più delle sculture, espressioni di grande tecnica e ricerca di forma sempre però ruotando intorno al concetto fondamentale, ci deve essere un fornello in cui ci stia tabacco e si possa fumare. Molto spesso chi fuma la pipa è anche un collezionista e quindi compra pipe semplici da passeggio, pipe che usa in casa comodo sulla poltrona ecc.. e quindi anche pipe che lo colpiscono esteticamente ma magari mai ci fumerà. Mi è capitato di vendere delle pipe particolari ad un collezionista che non le fuma, semplicemente le colleziona.

Senza nome4Riguardo queste due ultime tematiche, hai in progetto di lavorare per la concretizzazione di un tuo stile ben preciso e riconoscibile, attraverso forme e finissaggi ricorrenti (ad es. l’uso del corno), o viceversa guardi al futuro come territorio di libera sperimentazione?

Credo che continuerò a sperimentare perchè mi diverte ed è quello che mi stimola ma alcune linee che sto definendo e alcune già definite le porterò avanti in maniera continuativa perchè caratteristiche di una mia ricerca personale che trovano riscontro anche da parte del pubblico.

Se tu fossi un tuo cliente, cosa ti piacerebbe cambiare delle tue pipe e di cosa vai più fiero?

Sinceramente non so se cambierei qualcosa, ne faccio poche, tutte ricercate e cerco di lavorare al meglio. Vado fiero del fatto che sono tutte fatte interamente a mano, pezzi unici a cui dedico ore e braccia e sono curate esclusivamente da me. Inoltre non copiate da nessuno.

Per certi versi la pipa è (anche) l’espressione di un’epoca che non c’è più, di tempi e riti ormai scomparsi, diventando oggi una sorta di affascinante “fossile vivente”, un prodotto culturale, prima ancora che di consumo, in grado di far rinascere, per certi versi, un certo umanesimo dei sensi, inteso come parentesi di tempo che dedichiamo solo a noi stessi. Sei d’accordo?

Si è vero. Oggi la pipa viene vissuta nei modi più disparati, chi ne fa oggetto di culto, chi ne fa oggetto di costume e moda ecc…e chi, più vicino alla mia visione e concezione, la vive come momento di relax, di stacco, di interiorizzazione e riflessione e anche come momento di socializzazione e confronto che è forse il modo più vicino al viverla per come era nata, a tal proposito mi viene in mente il kalumet della pace.

Rispetto al mercato pipario, com’è cambiata, secondo te, la concezione della pipa negli ultimi anni, alla luce dell’accresciuta l’attenzione degli appassionati nei confronti della “pipa oggetto”, complice anche la grande capacità d’accesso alle informazioni data dalla rete (non ultimi gli online store)?

Senza nome1È nata come semplice strumento per fumare tabacco ed è divenuto oggetto di design e di culto. Elemento di distinzione. Un accessorio aggiunto al nostro stile personale, come un abito. In alcuni casi anche troppo estremista portando all’esasperazione un oggetto così semplice.

La pipa è ancora (sopratutto) uno strumento per fumare tabacco. Quali sono i tuoi tabacchi preferiti?

Mi piacciono i naturali, virginia puri o miscelati con burley e/o kentucky e apprezzo qualcosa di aromatico tipo lo Stave Aged al whisky.

Come si diceva poc’anzi, il mercato artigiano vive una sorta di rinascimento, mentre la controparte dei tabacchi è sempre più povera e standardizzata, tanto che in certe zone è davvero difficile trovare qualcosa da fumare che vada oltre i soliti cliché (non facciamo nomi), come mai secondo te?

Credo che ci troviamo in una fase di riscoperta e rivalorizzazione di questo particolare oggetto, molti si stanno avvicinando a questo particolare modo di fumare e di conseguenza anche la nascita di nuovi artigiani in questo campo. Il problema del tabacco invece credo si risolverà di conseguenza, se aumenta la domanda, aumenta l’offerta! È però un peccato che tanti buoni tabacchi si trovino solo all’estero…

Cosa consiglieresti a un totale neofita del lento fumo, in materia di pipa e tabacco?

thumbnailDi prendere una pipa modesta, possibilmente dritta e cominciare a famigliarizzare con lei. Alla fine sarà la più maltrattata e la più amata. Come tabacco consiglio un naturale a taglio ribbon non troppo fine perchè le prime fumate sono difficili e spesso scoraggiano. Non si sente il gusto del tabacco ma di bruciato per via dell’inesperienza e un tabacco troppo fine è ancora più difficile da fumare. Un tabacco già dolce e zuccherino come i virginia aiuta a farsi la bocca e poi ci sarà tutto il tempo di scoprire le infinite qualità che questo mondo offre. Di non arrendersi alle prime volte, che saranno deludenti, perchè si impara pian piano e poi si potrà veramente gustare la pipa in tutte le sue potenzialità e documentarsi per imparare.

Alle soglie di fine anno, un breve bilancio di questo 2015 pipario e le tue aspettative e progetti per il 2016.

Sinceramente sorpreso perchè è stato un anno andato veramente bene in questo senso, ho avuto nuovi slanci e nuove opportunità e conosciuto gente fantastica e spero che il 2016 sia almeno eguale a questo. Staremo a vedere!

Pipe a parte, hai qualche hobby e/o interesse che caratterizza la vita quotidiana?

Oltre a questo collaboro con un’associazione umanistica senza fini di lucro con cui sono impegnato attivamente e adoro andare a camminare in montagna, dove spesso trovo ispirazione per le mie pipe.

Bene Michele, grazie per l’interessante discussione, a te le ultime righe per un saluto. Buone fumate!

Ti ringrazio moltissimo per il tempo dedicatomi, molto onorato, è stato un vero piacere e ringrazio tutti coloro che ci leggeranno. Abbracci.

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