Interview: The Clearing Path

Positivamente coinvolto dall’esperienza d’ascolto del recente debutto, ho avuto il piacere di approfondire la conoscenza del progetto The Clearing Path direttamente col suo artefice, Gabriele Gramaglia, musicista di cui, a giudicare da quanto espresso, sentiremo ancora parlare, sicuramente con vivo interesse da parte del sottoscritto. Enjoy.

The Clearing Path > photoCiao Gabriele, benvenuto sul blog. Nella mia recente recensione del tuo debutto a nome The Clearing Path ho avuto modo di tratteggiare vari elementi di interesse, che avrei piacere di approfondire direttamente con te. Innanzitutto una breve presentazione personale. So che oltre a questo sei attivo anche in altri progetti musicali.

Ciao, innanzitutto grazie mille per l’invito. Venendo al sodo, effettivamente negli anni passati ho suonato in vari progetti musicali (Oaken/Throne, ThySolace e Summit), e mentre posso affermare con certezza che i primi due citati siano RIP, non saprei che dirti rispetto all’ultimo in questione (con cui ho fatto uscire un EP a Gennaio 2015), perchè le dinamiche interne sono poco chiare e per ora non voglio sbilanciarmi. Certo è che a conti fatti “The Clearing Path” è il primo progetto ad oggi in cui io sia riuscito davvero a scrivere e produrre musica senza compromessi – o meglio ritengo di star avvicinandomi a tale scopo – e per il quale credo che dedicherò anima e corpo finchè avrò qualcosa da comunicare.

Veniamo al progetto in questione. Quale intento/necessità ti ha portato alla definizione dell’entità The Clearing Path e quali caratteristiche ritieni siano più salienti, a livello musicale?

Ti dirò, un tratto saliente che sto col tempo cercando di delineare, è che me ne importa sempre meno dell’idea statica e istituzionale ai miei occhi rappresentata dai generi musicali. Vorrei che il mio apporto sia la realizzazione di un intento, non un’etichetta preconfezionata.

Mi incuriosisce molto la scelta del monicker, che significato/i ha?

Il nome “The Clearing Path” presenta un’ambiguità concettuale, nel senso che potrebbe indicare sia un “Sentiero radura”, il che riflette un’ angoscia che provavo da bambino di fronte agli spazi troppo aperti ,inquietudine ora tradotta in una più “ragionata” forma di turbamento verso l’infinito, ma anche in modo più dantesco “Il percorso della liberazione”, una sorta di meaning più catartico che riflette da vicino le tematiche trattate nel (nei) concept.

Watershed Between Earth and Firmament” è un titolo decisamente suggestivo, che, assieme all’evocativa grafica di Luca Devinu (a.k.a. Blessend Artwork), definisce un’estetica radicale ma comunque densa di simbologie. Si tratta di un concept album, oppure di volontà di rappresentare un preciso ambito artistico/culturale?

Senza nometcp2E’ un concept album continuativo, nel senso che la sua vicenda proseguirà – ho ipotizzato – per almeno altri due capitoli. Il titolo ha effettivamente un retrogusto teologico, volto a narrare l’esperienza di questa creatura mistica attraverso la morte, l’elevazione e un grande viaggio il cui spirito si è votato a compiere una volta privo di ogni suo aspetto terreno, inizialmente tra irti sentieri per raggiungere la vetta di una montagna sacra apparentemente insormontabile, successivamente verso misteriosi e indeterminabili abissi siderali (a partire dal prossimo capitolo). Molte ispirazioni per modellare questa “epopea” sono provenute soprattutto dal capolavoro senza tempo che è la Divina Commedia dantesca. Altri elementi sono tratti da svariate mitologie, da quelle greche e mesopotamiche ad altre di provenienza orientale; Ho sempre trovato molto interessante l’astronomia e in futuro questo aspetto emergerà parecchio. A livello concreto penso che non ci sia nulla di più stimolante e spirituale dell’osservazione silente della natura stessa. Riguardo Luca, infine, posso in tutta certezza affermare che è stato fenomenale nell’interpretare questa mia visione e sono davvero molto soddisfatto del lavoro che ha svolto. Non posso tuttavia esimermi dal considerare che questo debut album sia ancora molto acerbo. Ho molto su cui lavorare.

Secondo me la proliferazione di sottogeneri e improbabili definizioni (es. math-geek black) è sintomo della morte del black metal propriamente detto. Il che è un bene, perché è in questa condizione cadaverica che ognuno è libero di prelevare da quella tomba ciò che ritiene più adatto, senza preoccuparsi più di tanto dell’aspetto trve, creando un’identità collettiva del genere come contenitore di realtà che non hanno più in comune face-paint e croci rovesciate, ma una più matura esigenza di esprimere il proprio personale lato oscuro. Approccio troppo garantista e fiducioso?

Non rinnego la tradizione perchè ha la sua importanza, in quanto terreno fertile su cui basare la proliferazione di qualsiasi cosa ; nondimeno esiste anche chi persegue percorsi nella loro ortodossia più primitiva negando ogni tipo di progresso. Una delle rare interviste rilasciateci dai Deathspell Omega fornisce ottime chiavi di lettura sull’argomento, io penso di non essere così virtuoso nel fornire delucidazioni sufficientemente rigorose. Personalmente i miei intenti fuoriescono dagli schemi che hai delineato; per me stili e generi sono semmai vettori, strumenti, non finalità, come ho similmente affermato in precedenza.

In sede di recensione ho sottolineato la positiva impressione di diversità e indipendenza dalle etichette stilistiche di cui sopra, spesso abusate, che i tuoi brani mi hanno suscitato, ma, in ogni caso, ci sono (stati) degli artisti di riferimento per te fondamentali nella definizione del percorso che ti ha portato fin qui?

Ci sono eccome e te ne citerò qualcuno: Krallice, Deathspell Omega, Ved Buens Ende, Virus, Dodheimsgard, Blut Aus Nord, Emperor, Darkthrone, Gorguts, Castevet, Genesis, Thantifaxath… fin questo album sopravvive anche un retaggio convergiano che deriva da un certo periodo storico che ho vissuto, ma tenderà ad essere sfoltito nelle mie future release. Ultimamente sto ascoltando molta classica contemporanea, (compositori come Schoenberg, Scelsi, Ligeti, Grisey); ho trovato molto illuminante il minimalismo sacro e le composizioni corali di Arvo Part. La mia lista ovviamente potrebbe andare avanti, dal momento che cerco di ascoltare tutta la musica che riesco, nelle sue molteplici sfumature. Certo è che se il mio scopo non fosse una rielaborazione il più possibile personale sotto forma di intenzione di tutta la musica appena elencata, le mie affermazioni pronunciate in precedenza sarebbero del tutto vane. Verso questo obiettivo focalizzo le mie energie.

The Clearing Path > Watershed Between Earth and FirmamentA proposito di percorsi, questo album ha debuttato inizialmente in digitale, via Earsplit PR, mentre è di recente pubblicazione il formato fisico, da parte di Avantgarde Music. Come si è sviluppata questa duplice collaborazione?

Ho fatto veramente fatica da un lato e mi ritengo molto fortunato dall’altro. Tuttora mi ritengo estremamente onorato di poter lavorare con Roberto (Avantgarde Music owner cfr.). Riguardo la collaborazione con lui tutto è nato un giorno in cui, nonostante la frustrazione dovuta alla mancata risposta di molte etichette a cui avevo inviato il lavoro e un’amara certezza che alla fine non avrei avuto alcun supporto fisico per l’uscita di questo disco, ho deciso comunque che gli avrei sottoposto il disco di persona (ha un rinomato negozio di dischi a Milano) in realtà senza riporvi speranza alcuna. Un mese dopo è stato lui a contattarmi, mostrandosi molto interessato. Dopo 5 mesi sono ancora incredulo. Per Earsplit invece è un discorso nato in precedenza e parallelo, con l’agenzia mi ci ha mise in contatto Andrew Hock (Psalm Zero, Luminous Vault, ex-Castevet) ,con cui ho anche lavorato assieme come fonico di master nelle sue ultime due uscite, perchè a sua detta, apprezzando molto la mia musica, “Watershed, etc” meritava di essere diffuso (ma nè io nè Earsplit ci aspettavamo un ingaggio da parte di Avantgarde, dal momento che le due realtà non hanno mai lavorato assieme). Le due collaborazioni si sono coordinate solo nel momento dell’uscita vera e propria, quindi verso la fine.

Essendo una one-man band come sviluppi generalmente il tuo processo di scrittura? Dal sound mi sembra di intuire che tutto parta dalle idee/linee chitarristiche, ma, oltre agli strumenti fisici, che set-up hai utilizzato, a livello di home-studio, per ottenere questo sound ricco di sfumature ma non ridondante di effetti?

In principio c’è ciò che esiste nel mondo delle idee, quindi faccio delle piccole mappe concettuali per organizzare le intuizioni. Il difficile è cercare di trasporre ciò che esiste come idea nella sua forma espressiva concreta – cioè la sua trascrizione – cercando di degradare e compromettere il meno possibile il messaggio stesso, che poi è un processo per cui difficilmente basta una vita intera per venire adempiuto in modo realmente puro e coerente; la missione è cercare di avvicinarsi il più possibile a tale scopo. Il mio recording set-up è abbastanza scarno per questioni logistiche ed economiche, ma cerco di sfruttarlo al massimo delle sue capacità. Per quest album ho utilizzato per molte chitarre una testata Orange Rockerverb 100 dentro un cabinets 4×12 sempre Orange dotato di coni Celestion. Utilizzo un attenuatore di potenza artigianale che attenua fino a 48 decibel, unico modo che ho per suonare in un attico che fa parte di un condominio senza ricevere minacce di morte dal vicinato; Sempre per le chitarre ho utilizzato due microfoni diversi, un condensatore e un dinamico non in asse col cono e rilevato una terza traccia con una D.I. L’album lo ho suonato quasi tutto con una Les Paul special del ’93 e qualche cosa con la mia Fender Telecaster. Poi utilizzo un basso a 5 corde della Cort che non è affatto male. Altri dettagli preferirei non svelarli.

Watershed Between Earth and Firmament” arriva a sfiorare i 30 minuti, durata che si potrebbe definire ridotta (anche se non mi pare che album come “Reign in blood”, “Scum” o “Pure Holocaust” siano mai stati criticati per questo), mentre secondo me è perfettamente funzionale a un’esperienza di ascolto immediatamente ripetibile, in un ciclo continuo dal feeling spontaneo. Effetto voluto?

Sinceramente ero convinto che l’album durasse almeno 10 minuti in più prima di registrarlo. E’ uscito fuori così e considerato nella sua interezza credo che vada bene così. E comunque, nonostante non fosse una cosa prettamente voluta, non credo che registrerò mai album lunghi un’ora o più.

Senza nometcpRispetto ai brani cantati, decisamente più black-oriented, la conclusiva “This River Will Carry Me Towards the Grandest Light” fa storia a sé, dipingendo atmosfere dai toni decisamente meno cupi e dimostrando anche tecnica e struttura di stampo vagamente prog. Un modo per chiudere l’album in maniera non scontata, che lascia aperte varie interpretazioni sugli sviluppi futuri del progetto… C’è già qualcosa all’orizzonte, in questo senso?

In realtà ho terminato il sequel, un EP di due tracce che fa da ponte tra “Watershed Between Earth and Firmament” e il successivo capitolo. Posso solo dire che ci sono dei cambiamenti a livello stilistico, anche se ho optato per un mutamento graduale, a favore di una costante “insoddisfazione” che mi permetta dinamismo compositivo. Sono comunque contento del risultato, dal momento che mi ha permesso di aprirmi a sonorità più progressive e spacey. Svelerò altri dettagli a breve.

Solitamente verso fine anno è mia abitudine domandare un bilancio personale in musica, con qualche album/gruppo che ha lasciato davvero il segno, sia in positivo che in negativo. It’s your turn…

Ritengo che il 2015 abbia sfornato un sacco di bella musica, alcuni esempi che ti posso citare sono “The Dreaming I”di Akhlys, “Antikatastaseis” di Abyssal, “A Umbra Omega” dei dheimsgard, “Monotony Fields” degli Shapes Of Despair, “A Northern Meadow” dei Pyramids, sicuramente “Ygg Hurr” dei Krallice, “All Fours” dei Bosse De Nage, l’ultimo di Downfall Of Nur, Leviathan, Mastery, Dystopia Na, Kevin Hufnagel, l’ultimo EP dei Voice Coils, Obsequiae… In quanto a uscite questa è stata davvero un’annata propizia.

Bene Gabriele, l’inquisizione è terminata. Ti ringrazio per la disponibilità e rinnovo i miei complimenti per il debutto di The Clearing Path, dischetto che non ha intenzione di uscire tanto presto dal mio stereo…

Grazie mille, a presto!

Annunci

E tu cosa ne pensi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...