Arcanus times #17: Queensrÿche

Queensrÿche > Operation: Mindcrime (1988)

I remember now… I don’t remember yesterday…
I just remember doing what they told me… told me… told me…”

Psicodramma sociale dalla spiccata attitudine critico-politica, “Operation: Mindcrime” (1988) è l’album che ha di fatto portato i Queensrÿche sotto i riflettori del grande pubblico, dopo le prime prove discografiche improntate a un metal americano decisamente più classico.

Complesso concept corale di fine era reganiana, “Operation: Mindcrime” ruota attorno a un giovane tossicodipendente, utilizzato come pedina di intrighi politici e di potere, assassini, lavaggi del cervello e pesanti interferenze nella libertà sociale.

Uno scenario a tinte fosche, di totale disillusione e disprezzo del sogno americano, un mero fantoccio agitato dai potenti per tenere a bada le masse, intossicandole e impoverendone lo spirito, che risulta ancora perfettamente attuale, dimostrando come, purtroppo, poco o nulla si è fatto, in termini di vero progresso sociale e culturale…

A livello prettamente musicale i Queensrÿche sono qui al massimo del loro potenziale di scrittura, riuscendo a gestire un articolato e composito insieme di elementi, che vanno dai potenti chorus di “Revolution Calling” all’introspezione di “The Mission”, dal pathos di “I Don’t Believe in Love” all’impatto di “Eyes of a Stranger“. Non c’è nulla che manca, nel meccanismo incredibilmente complesso ma fluido dell’album, in cui tutta la band, nella sua formazione storica, da veramente il massimo, sotto ogni punto di vista.

E tra tutte queste sensazioni, ricordo ancora i brividi, ascoltando nei piovosi pomeriggi autunnali come questo, i cori di “Suite Sister Mary“, brano che, al pari degli altri qui contenuti, riesce a farti sentire la profonda portata di questa narrazione, ben più del solito copione fantasy o sci-fi, tipicamente metallico.

La storia in questione è stata poi successivamente ripresa e conclusa (2006), in modo quantomeno discutibile, mentre il titolo dell’album è stato di recente preso in prestito dall’ex frontman Geoff Tate per il suo nuovo progetto musicale, evidentemente ben radicato, almeno nelle intenzioni, in questa imprescindibile esperienza.

Dopo il bagno di popolarità del seguente “Empire“, e l’effettivo tramonto della golden age metal, coincisa con l’avvento del grunge, i Queensrÿche hanno continuando la loro storia con fatica, perdendo in continuazione pezzi per strada (letale la defezione di DeGarmo), non riuscendo mai più nemmeno a sfiorare i vertici di assoluta qualità di questo capolavoro immortale.

Queensrÿche 1988“No chance for contact
There’s no raison d’etre
My only hope is one day I’ll forget
The pain of knowing what can never be
With or without love it’s all the same to me”

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