I demoni di Kirillov

Dostoevskij - I demoni“Ricordo che dicevate qualcosa di Dio… perché una volta voi mi spiegavate; anzi un paio di volte. Se vi ucciderete, diverrete un dio, mi pare, non è cosí?” “Sí, io diverrò un dio.” Pjotr Stepanovic non sorrise nemmeno; aspettava; Kirillov lo fissò con uno sguardo sottile. “Voi siete un intrigante e un ingannatore politico, voi mi volete portare alla filosofia e all’entusiasmo, e produrre la conciliazione per disperdere l’ira, e, quando mi sarò riconciliato, ottenere il biglietto che io ho ucciso Satov.” Pjotr Stepanovic rispose con un’ingenuità quasi naturale. “Beh, ammettiamo pure che io sia un simile vigliacco, ma negli ultimi momenti ciò non vi è forse indifferente, Kirillov? Be’, perché ci letichiamo, dite per favore: voi siete un uomo cosí, e io un uomo cosí, che cosa ne viene? E per giunta tutti e due…” “Vigliacchi.” “Sí, magari, anche vigliacchi. Perché voi sapete che son soltanto parole.” […] “Sei un vigliacco ed una mente falsa. Ma io son come te, e mi ucciderò, e tu resterai vivo.” “Cioè volete dire che sono cosí basso che vorrò restare in vita.” Non aveva ancora potuto decidere, se fosse vantaggioso o no continuare in un simile momento un tal discorso, e decise “d’abbandonarsi alle circostanze”. Ma il tono di superiorità e di quell’aperto disprezzo che Kirillov aveva sempre dimostrato per lui lo aveva sempre irritato anche prima, ed ora chi sa perché ancor piú di prima.

Forse, perché Kirillov, che fra un’ora doveva morire (Pjotr Stepanovic lo aveva sempre presente), gli pareva qualcosa come una specie ormai di mezzo uomo, qualcosa, a cui ormai non si poteva in nessuno modo permettere d’essere altezzoso. Fedor_Mihajlovich_Dostoevskij__Besy“A quanto pare, vi vantate davanti a me che vi sparerete?” “Son sempre stato meravigliato che tutti rimanessero in vita,” Kirillov non udí la sua osservazione. “Hm! Poniamo, questa è un’idea, ma…” “Scimmia, tu annuisci per domarmi. Taci, non capirai nulla. Se non c’è Dio, io sono un dio.” “Ecco, io non ho mai potuto capire questo vostro punto: perché siete un dio?” “Se Dio c’è, tutta la volontà è sua, e sottrarmi alla sua volontà io non posso. Se no, tutta la volontà è mia, e son costretto a proclamar l’arbitrio.” “L’arbitrio? Ma perché siete costretto?” “Perché tutta la volontà è diventata mia. Possibile che nessuno su tutto il pianeta, avendola finita con Dio e avendo posto fede nell’arbitrio, osi proclamar l’arbitrio, nel senso piú completo? È come un povero che abbia ricevuto l’eredità e si sia spaventato, e non osi avvicinarsi al sacco, stimandosi impotente a possederlo. Io voglio proclamar l’arbitrio. Sia pure da solo, ma lo farò.” “Ma non siete mica il solo a uccidervi: ci son molti suicidi.” “Con una ragione. Ma senza alcuna ragione, ma solo per l’arbitrio, sono l’unico.” “Sapete,” osservò con irritazione, “io al vostro posto, per mostrar l’arbitrio, avrei ammazzato qualcun altro, e non me stesso. Potreste essere utile. Vi indicherò chi, se non vi spaventerete. Allora, magari, non sparatevi nemmeno, oggi. Possiamo metterci d’accordo.” Dostoevskij - Bur“Uccidere un altro sarà il momento piú basso del mio arbitrio, e in ciò sei tutto tu. Io non sono te: io voglio il momento piú alto e ucciderò me stesso.” “Io son tenuto a proclamar l’assenza della fede,” Kirillov camminava per la stanza. “Per me non c’è un’idea piú alta di quella che non c’è Dio. È con me la storia dell’umanità. L’uomo non ha fatto altro che inventare Dio per vivere senza uccidersi; in ciò consiste tutta la storia universale fino ad oggi. Io solo, nella storia universale, non ho voluto per la prima volta inventare Dio. Che lo sappiano una volta per sempre.” “Non s’ucciderà,” s’inquietava Pjotr Stepanovic. “Chi ha da saperlo?” lo aizzava. “Qui non ci siamo che io e voi; Liputin, forse?” “Tutti han da saperlo; tutti lo sapranno. Non c’è nessun mistero che non si palesi. L’ha detto Lui.” E con febbrile entusiasmo Kirillov additò l’immagine del Redentore, dinanzi alla quale ardeva una lampada. Pjotr Stepanovic s’arrabbiò definitivamente. In Lui, dunque, voi credete ancora e avete acceso la lampada; non lo avete mica fatto “a buon conto”?” “In chi? In Lui? Ascolta.” Kirillov si fermò, guardando innanzi a sé con uno sguardo immobile, esaltato. “Ascolta una grande idea: c’era sulla terra un giorno, e in mezzo alla terra stavano tre croci. Uno sulla croce credeva al punto che disse all’altro: “tu sarai oggi con me in paradiso”. Il giorno finí, tutti e due morirono, andarono e non trovarono né il paradiso, né la risurrezione. Non si avverava ciò ch’era stato detto. Ascolta: quest’uomo era il piú alto su tutta la terra, costituiva ciò per cui essa doveva vivere. Tutto il pianeta, con tutto ciò ch’è sopra di esso, senza quest’uomo, non è che una pazzia. Non c’era stato né prima, né dopo di Lui uno simile a Lui, e non ci sarà mai, fino al miracolo. In ciò appunto sta il miracolo, che non c’è stato e non ci sarà mai uno simile. E se cosí è, se le leggi della natura non hanno risparmiato nemmeno questo, non hanno avuto pietà nemmeno del proprio miracolo, ma hanno costretto anche Lui a vivere in mezzo alla menzogna e a morire per la menzogna, vuol dire che tutto il pianeta è menzogna e sta sulla menzogna e su una stolta irrisione. Vuol dire che le stesse leggi del pianeta son menzogna e un vaudeville del diavolo.

I Demoni - pagina dal manoscritto originale di Dostoevskij (1870/71)
I Demoni – pagina dal manoscritto originale di Dostoevskij (1870/71)

A che, dunque, vivere, rispondi, se sei un uomo?” “Questa è un’altra piega della questione. Mi pare che in voi si siano mescolate due cause diverse; e ciò è assai sospetto. Ma permettete, be’, e se voi foste un dio? Se fosse finta la menzogna, e voi aveste indovinato che tutta la menzogna deriva dal fatto che c’era il Dio di prima?” “Finalmente hai capito!” esclamò Kirillov con entusiasmo. “Vuol dire che si può capirlo, se anche uno come te ha capito! Lo capisci tu ora che tutta la salvezza per tutti è dimostrare a tutti quest’idea? Chi la dimostrerà? Io! Io non capisco: come può aver saputo l’ateo finora che non ci fosse Dio e non essersi ucciso subito? Capire che non c’è Dio e non capire nello stesso momento d’esser diventato tu stesso un dio è un’assurdità, perché se no ti uccideresti assolutamente da te. Se lo capisci, sei zar e ormai non ti ucciderai da te, ma vivrai nella gloria piú eccelsa. Ma uno, quello che lo scopre per primo, deve uccidersi assolutamente, se no chi, dunque, comincerà e dimostrerà? Io mi ucciderò assolutamente, per cominciare e dimostrare. Io non sono ancora che un dio per forza e sono infelice, poiché son costretto a proclamar l’arbitrio. Tutti sono infelici, perché tutti hanno paura di proclamar l’arbitrio. Per questo appunto l’uomo è stato finora cosí infelice e povero, perché temeva di proclamare il punto principale dell’arbitrio, e commetteva gli arbitrî di straforo; come uno scolaro. Io son terribilmente infelice, perché temo terribilmente. La paura è la maledizione dell’uomo… Ma io proclamerò l’arbitrio, sono obbligato a credere di non credere. Io comincerò, e finirò, e aprirò la porta. E salverò. Solo questo salverà tutti gli uomini e già nella seguente generazione li rigenererà fisicamente; poiché con l’aspetto fisico presente, per quanto ho pensato, l’uomo non può fare a meno di Dio in nessun modo. Per tre anni ho cercato l’attributo della mia divinità e l’ho trovato: l’attributo della mia divinità è l’Arbitrio! È tutto ciò, con cui io posso mostrare nel punto principale la rivolta e la mia nuova paurosa libertà. Poiché essa è assai paurosa. Io mi uccido per mostrare la rivolta e la mia paurosa libertà.”

(F. M. Dostoevskij, I demoni, 1873)

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