Marlene Kuntz – Lunga attesa

MK2016

Ci abbiamo lavorato due anni, spesso fra una data e l’altra. E’ un disco che ruggisce con stile, che rumoreggia con sentimento, che abbaia con intensità. E’ il nostro decimo disco, e siamo fiduciosi lo vorrete accogliere come un nuovo ben venuto e ben voluto. Speriamo, con una dolce inquietudine, che lo possiate apprezzare e amare, e che lo vogliate comprare: è rock, genuinamente rock, nel senso moderno e non nostalgico del termine, e merita il vostro piccolo grande investimento. E lo meritiamo anche noi. Non vediamo l’ora di farvelo ascoltare e ci auguriamo vi piaccia. Dal vivo, poi, ve lo riverseremo addosso con la solita foga di sempre”.

Ecco come i Marlene Kuntz targati 2016 presentano il loro decimo lavoro in studio, “Lunga attesa”, che concretizza quelle impressioni di voglia d’immediatezza, di ruvido impatto rock, suscitato dal tour del ventennale di “Catartica”, evidentemente ben più di uno sfizio commemorativo, ma vera matrice identitaria della band, che poco ha a che vedere con la nostalgia, intesa letteralmente come dolore per l’impossibilità del ritorno (in questo caso al passato), quanto piuttosto con quel “diritto di sorprendersi” sancito appunto sin dai tempi di “Catartica”, e poi sempre mantenuto, con un’intransigenza del tutto personale, che ha preso nel tempo diverse strade sonore (cfr. il valido esperimento noise-electro “Beautiful”, 2010), senza perdere per strada la propria identità.

MK_2016_SaML’idea, come spiega lo stesso Riccardo Tesio, “era creare un muro di suono, avere quel tipo d’impatto senza rinunciare a suonare moderni, eliminando i colori forniti dalle tastiere o da altri strumenti. Sovraincidendo anche tre, quattro chitarre volevo creare una sorta di pressione sonora”.

Impresa perfettamente riuscita, a giudicare dal taglio vivido e sferzante di brani come “La noia” o “Leda”, distorti ma essenziali, nel loro esprimere ad alta voce “disaffezioni nei riguardi delle brutture che ci circondano”, come esemplificano le lucide e attuali riflessioni sociali di “Narrazione”, “Niente di nuovo” e “La città dormitorio”.

Fa assolutamente piacere, in questo senso, percepire il grande entusiasmo che ancora anima, a più di 25 anni dall’esordio, la voce di Godano, lontana ma non aliena al sussurrato piglio autoriale di pochi anni fa, verosimilmente ora guidata da diverse urgenze espressive (“Lascia che ti vomiti un’onda di parole: Ma-Ma-Marlene è la migliore!”) e, perché no, da una voglia di vivere un contatto più diretto col proprio pubblico, come dimostra anche l’intensa attività social della band (di pochi giorni fa la notevole iniziativa di mettere a disposizione un testo del nuovo lavoro con l’invito a musicarlo, postando i risultati su facebook).

Al netto delle varie possibile considerazioni critiche, personalmente era da anni che non ascoltavo i Marlene con tanto entusiasmo e piacere, per cui mi viene spontaneo chiudere citando il titolo del docu-film a loro dedicato da Sebastiano Luca Insinga, grazie a una campagna di crowdfunding su Musicraiser: “Marlene Kuntz. Complimenti per la festa”.

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3 pensieri su “Marlene Kuntz – Lunga attesa

    1. Supera il timore iniziale e ascoltalo, secondo me non ne rimarrai deluso… mi ha davvero impressionato questo felice mix di irruenza giovanile e matura esperienza, che sintetizza due caratteristiche tanto rare a trovarsi quanto facili a perdersi. Grandi MK 🙂

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