22 winters of Filth…

Cradle of Filth > The Principle of Evil Made Flesh

The Principle of Evil Made Flesh”, febbraio 1994, quanti ricordi… Sono passati più di vent’anni dall’uscita di quello che, all’epoca era (ma forse, realisticamente, ancor oggi è) uno dei migliori esempi di black metal “alternativo”. Alternativo a cosa? Al diktat trve scandinavo che allora ovunque imperava.

Ai cari vecchi Cradle of Filth va il merito (o la colpa, a seconda dei gusti) di aver aperto la strada all’ondata gothic sinfonica, all’utilizzo delle female vocals e, in sostanza a un approccio più artistico, narrativo, romantico… I vampiri inglesi, con buona pace dei detrattori, qualche album l’hanno azzeccato, e durante i loro tempi d’oro (per chi scrive dal 1994 al 1998) non ce n’era per nessuno, almeno a livello commerciale, e il debutto in questione rimane, non fosse che per mero effetto sorpresa, se non per la capacità di sintesi fra vari filoni estetici, un gradino sopra gli altri.

Ricordo che era il 1994, anno in cui non era facilissimo farsi notare, in ambiente black, visto che uscirono cose tipo “In the Nightside Eclipse”, “De Mysteriis Dom Sathanas” e “Transylvanian Hunger”, sacra trimurti nera, semmai ce n’è stata una. Eppure “The Principle of Evil Made Flesh” si è imposto, facendo storia a sé, grazie all’evocativo e seducente potere delle sue tematiche decadenti, gotiche e romantiche.

The Principle of Evil Made Flesh backIl buon Dani Filth era davvero ispirato, e sicuramente meno esasperante e prolisso che in futuro, come si può ancora giudicare dalle splendide “The Forest Whispers My Name”, “The Black Goddess Rises” e “To Eve the Art of Witchcraft”, perfetti esempi di oscurità in musica, grazie anche a riff devastanti, misurati interventi tastieristici e un’atmosfera di fondo davvero intensa e morbosa. Ma i Cradle del 1994 non avevano comunque paura a sperimentare, con intermezzi ambient, escursioni nel doom (“A Dream of Wolves in the Snow”, con Darren White, ex-Anathema al microfono) e in generale con una forma canzone che poco aveva a che vedere con la tradizionale struttura strofa-ritornello.

Dati tutti questi elementi è naturale definire ancor oggi “The Principle of Evil Made Flesh” come un unicum nel suo genere, un capolavoro senza tempo che all’epoca ha fatto la fortuna dell’ora defunta Cacophonous Records (il cui boss Neil Harding, a.k.a. Frater Nihil, non a caso contribuì direttamente con la ghost-track “Imperium Tenebrarum”), ma che sopratutto ha cambiato la vita, musicalmente parlando, a molti teenager, risultando come uno dei pochi casi, in campo estremo, in cui una band aveva il carisma e il potenziale artistico necessario a diventare di dominio pubblico, riempire gli stadi, diventare leggenda, sopravvivendo anche a se stessa… Il vero patto vampirico del rock ‘n roll… Poi come sappiamo le cose sono andate diversamente, e i Cradle of Filth attuali sono, ad andar bene, solo la pallida ombra di questi. Resta il ricordo di un momento, storico e artistico, irripetibile: il principio del male fatto carne.

The principle of Evil
Evolution has been recalled
Beneath the spread of a Magickal Aeon
I stand enthralled
…In the whispering forest”

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3 pensieri su “22 winters of Filth…

  1. I Cradle quanti ricordi, il mio primon gruppo estremo, il mio primo disco di extreme metal fu propio Vempire, tendevo a nascondere il disco per timore che i miei genitori me lo confiscassero data la copertina e l’alto grado di religiosita’ presente nella mia famiglia. Nolenti o dolenti hanno segnato anche loro un capitolo importante per il black metal. Cosa ne p[ensi di Midian e Dusk And Her Embrace?

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    1. Vero, i C.o.F. sono una band che ha sempre diviso nettamente le opinioni, a volte senza tener conto di ciò che c’è oltre l’immagine e la superficie, esagerata e parodistica, sopratutto in tempi recenti…

      A me piace ricordarli agli esordi, ancora sprovvisti di quella malizia commerciale che, sopratutto da Dusk in poi, ha caratterizzato la loro carriera. Principle rimane perciò il mio preferito in assoluto, ma anche Dusk ha parecchi brani davvero notevoli (sopratutto l’accoppiata iniziale Heaven torn asunder, Funeral in Carpathia)…

      Li ho seguiti fino al successivo Cruelty, interessante e valido concept album, dotato di un sound particolare (Beneath the Howling Stars), ma già privo di novità significative. Stesso discorso per Midian, album anche ben composto, ma ripetitivo e ridondante, e comunque lontano anni luce dalla qualità del Principio del Male fatto carne 🙂

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      1. Secondo me i Cradel qualche zampata l’hanno data anche con Damnation And A Day, si veda l’iniziale The Promise of Fever su tutte ma ci sono altri brani che adesso mi sfuggono. Ricordo una delle volte che ascoltai Dusk and her embrace fu ad inizio anno verso l’una e mezza di mattina quando non camminava un’anima in giro. Dopo Damnation li ho persi di vista le commercialate e i cali di Thornography mi hanno fatto talmente spaventare che non ho piu’ preso un disco dei c.o.f. Cruelty per cghi scrive uno degli episodi piu’ riusciti del combo di Ipswich.

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