From the depths #34: Frostbite

Frostbite - Etching ObscurityMontreal, Québec, città natale di parecchie band metal di assoluto rilievo, fra cui è fin troppo spontaneo citare i Voivod, veri portabandiera della sperimentazione metallica, sin da tempi non sopsetti. Ma dai gloriosi anni ’80 la fertilità del sottobosco metallico franco-canadese non è certo scomparsa, come oggi dimostrano i Frostbite, agguerrito combo auto-definitosi progressive black n’ roll.

Formati nel 2012 dal chitarrista Max Allard, ad oggi unico membro originale rimasto, il gruppo da solo ora alle stampe “Etching Obscurity”, proprio debutto sulla lunga distanza, dopo un buon Ep (“Through the Grave”, 2013) e parecchie vicissitudini di line-up. Gli anni di apprendistato non sono però trascorsi invano, perché la band, segnatamente Allard, ha continuato a cesellare il proprio sound, melodico ma sempre decisamente metallico e immediato o, come si diceva una volta, in your face.

Etching Obscurity” raccoglie una dozzina di brani molto eterogenei per stile e atmosfere, passando da interludi acustici di notevole armonia a pezzi black-thrash da manuale, che dimostrano una grande capacità di sintesi e gusto per arrangiamenti non banali.

Un ottimo esempio del loro modus componendi può essere “Malleus”, che in soli 4 minuti di durata riesce a incastrare ritmiche incalzanti, sferzate black, assoli e aperture melodiche, il tutto senza soluzione di continuità e con un feeling di fondo molto spontaneo.

Frostbite 2016

Altre ottime performance si possono trovare in “The Pest”, dal ritornello decisamente catchy, o la più articolata “Soul Devourer”, sebbene ogni brano riesca a caratterizzarsi positivamente all’interno di una track-list che, malgrado dimostri stadi di composizione anche piuttosto distanti nel tempo (cfr. “Through The Grave”), mantiene intatta la propria solidità e personalità, ben interpretata liricamente dalle arcigne vocals di Krystal Terepocki, che rinnova fra l’altro il valore delle cantanti québécoises, assieme alla coetanea Mel Mongeon (shame on you, se non sapete chi sia costei).

Rispetto a molte altre band di genere il grande valore aggiunto dei Frostbite pare essere la capacità di cucire assieme la lezione del metal tradizionale con un’attitudine contemporanea, ipoteticamente definibile, per mera comodità, prog-black, e vicina, quantomeno per certosina cura del sound, a gente come Cormorant, Ne Obliviscaris o Inquisitor (quelli di Vilnius).

Al netto delle sterili considerazioni di genere “Etching Obscurity” è un album immediatamente gradevole e dall’alto potenziale, nella sua innata trasversalità, ma dotato anche di una considerevole longevità, grazie ai molteplici livelli sonori di cui è composto.

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