Aprile etereo

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Ero io, a scrutare attraverso lo specchio,
Ben oltre l’abbraccio di Cristo,
Come una faccia nascosta negli arazzi,
Come un uccello da preda oltre le cime.

E lei avvolta nel dolore, come nata dentro la sua maschera.
Alla luce soffocata delle candele, l’icona sorrise
Il vuoto seguì il suo risveglio.
Potessi afferrare il suo amore immortale,
Con questa presa fantasma, l’ultima parola sarebbe mia.

Mi affrontò con soggezione, un segno color ebano.
Incarnato in debole vapore
Vagando attraverso il fuoco di aprile
Costretto a stringere e trattenere ciò che eri.

Resisterò, nascosto.
Vorrei precedere la falce, scintillante di fallimento.
Si tratta di semplice destino, pensai,
una soglia che attraversai in precedenza.

La pioggia mi dava il suo addio, e quando arrivò la notte
La foresta avvolse i suoi rami attorno a me.
Qualcosa mi passò accanto, e io caddi in un sogno.
Lei ridendo e piangendo mi disse: “portami via”.

Non so come, o perché, e non saprò mai quando.

(Libera traduzione di “April ethereal” – Opeth)

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