From the depths #41: Old Graves

Old Graves - Long shadowsLong Shadows” rappresenta il debutto sulla lunga distanza della one-man band canadese Old Graves, artefice di un interessante black atmosferico, strutturato attorno a un moderno sottobosco stilistico, che dal dark folk arriva fino a certo post-rock strumentale (cfr. “Walpurgisnacht”).

Il progetto di Colby Hink prevede infatti il ricorso ad arrangiamenti semplici e immediati, ma giustapposti con coerenza, al fine di rendere i brani, mediamente lunghi, veri e propri percorsi compiuti, con un loro sviluppo interno, raccordati attorno a una ben precisa palette cromatico-sonora.

Tale atmosfera non può non scaturire da un intenso rapporto misterico con la natura, per certi versi vicino al cascadian style, sebbene gli Old Graves risultino complessivamente meno ancorati ai dettami black delle origini, e preferiscano piuttosto concentrarsi su una sorta di flusso di coscienza sonoro, in cui le sparute vocals hanno quasi il ruolo di didascalie a fotogrammi naturali (“Teeth Pulled From Gnashing Jaws”), sintetici commenti verbali a sensazioni difficilmente comunicabili a parole, se non ricorrendo a stereotipi e forzature più o meno evidenti.

Old GravesDa premiare in questo senso la scelta minimalista di Hink (e della indie-label Naturmacht, che lo promuove), che dimostra come, anche all’interno dei generi estremi, la trappola della convenzionale forma-canzone sia sempre in agguato, nel complesso rapporto di aspettative e consapevolezza che lega pubblico e artisti.

Tutto considerato Long Shadows” risulta quindi un ascolto consigliato, se non altro per apprezzare come tra ortodossia metallica e innovazione a tutti i costi possa esistere una terza via, quella della frugale essenzialità sonora, se così si può dire.

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3 pensieri su “From the depths #41: Old Graves

  1. Nelle parti acustiche ci ho sentito qualcosa dei Sol Invictus (oddio, come maturità siamo lontani anni luce, ma vabbe’). Nelle parti più “tirate” mi è parso di risentire un po’ tutto il filone black/post-rock che in questi ultimi anni è cresciuto a dismisura.
    Peccano (anzi, pecca) un sacco in personalità, ancora devono trovare una vera e propria identità, ma generalmente l’ascolto è abbastanza piacevole e scorre senza troppi intoppi. Certe canzoni, in tutta onestà (e proprio per rompere le scatole fino alla morte), avrebbero potuto essere un filino più corte.

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Emanuele,

      sì, concordo con la tua analisi, progetto ancora parecchio acerbo, ma di cui ho apprezzato l’attitudine promettente, e sopratutto il chitarrismo, scarificato e minimale, ma molto evocativo…

      Se saprà integrare questa attuale proposta con le opportune dosi di personalità e sintesi, il progetto Old Graves potrà forse diventare un nuovo punto di riferimento, nel prossimo futuro del genere in questione…

      Grazie della visita e del commento, sempre il benvenuto su queste pagine!

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