End of all days – 20 anni dopo

Rage-End-of-All-DaysPubblicato con la discutibile nomea di zibaldone di b-sides del fortunatissimo “Black in mind”, dell’anno precedente, e con un altrettanto discutibile copertina, molto nineties, a voler essere gentili, End of all days è in realtà l’album dei teutonici Rage che preferisco, grazie alla sua capacità di smarcarsi dal puro power tetesco, mostrando notevoli aperture atmosferiche, viranti verso luoghi dark, con parecchie suggestioni librarie sottese, e una generale propensione melodica più articolata e varia, che successivamente prenderà forma compiuta (forse troppo) nelle derive orchestrali, più o meno riuscite.

Band ancora ben coesa e in piena forma (lo stesso si poteva ancora dire del peso del buon Peavy), i Rage targati 1996 erano in grado di inanellare una serie invidiabile di brani da manuale, come “Under Control”, “Higher than the Sky”, “Deep in the Blackest Hole” e la title-track, ma anche le meno convenzionali “Desperation”, “Let the Night Begin” e “Talking to the Dead”… in buona sostanza tutti i brani hanno davvero qualcosa da dire, tranne la forzata ballad “Fading Hours”, pallida imitazione della ben più evocativa All This Time”.

Rage - End of all days back coverPer quanto mi riguarda “End of all days” è forse l’epitome migliore delle potenzialità residue del power teutonico, potenzialità che possono trovare positiva traduzione anche in tempi attuali, non solo per quanto riguarda il classico effetto nostalgia, se sostenute dalle opportune dosi di lucidità mentale e freschezza nel song-writing, capacità nel frattempo quasi del tutto (fisiologicamente) evaporate nelle storiche band di genere, Rage inclusi (cfr. il nuovo “The devil strikes again”, invero assai moscio, IMHO).

E sebbene nel corso degli anni i miei gusti musicali abbiano virato su territori decisamente più oscuri e a vario titolo estremi, torno con vero piacere, di tanto in tanto, fra i solchi di questo dischetto, depositario di ricordi ed esperienze di un altro me stesso, anch’esso decisamente più power e meno black di oggi… con tutti i pro e i contro del caso.

 

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