Lost in Kiev > Nuit Noire

Lost in Kiev - Nuit Noire

– If one day the night takes me, would you search for me?
– I will.
– Even with your fears, your doubts, would you come for me?
– I’ll try…
– Don’t try: find me.


Questo breve ma suggestivo dialogo racchiude buona parte della sostanza narrativa di “Nuit Noire”, interessante concept album a firma Lost in Kiev, giovane combo post-core francese, alla seconda prova sulla lunga distanza (il debutto, “Motions”, è datato 2012).

Concept che è un vero e proprio inno alla notte, intesa come oscuro contenitore di pensieri, emozioni ed esperienze, contenitore senza margini, o punti di riferimento, in cui è quindi assai facile perdere l’orientamento, inabissarsi, oppure ascendere, in una catarsi alla rovescia, che ha nel nero puro, il principio cromatico della propria catarsi.

Sulla scorta delle fondamentali esperienze artistiche dei vari Neurosis, Isis, Pelican, Cult of Luna, Red Sparowes, ecc, “Nuit Noire” è un lavoro di intense ed evocative atmosfere, nel quale è quasi possibile sentire l’odore della psicosfera in cui si muovono, cercadosi/perdendosi in una, oppure infinite notti, i due protagonisti, forse scivolati nei lembi opposti di un riflesso liquido, come suggerisce la terza “Mirrors”, da cui proviene il dialogo citato in apertura.

Lost in Kiev 2016A livello prettamente musicale i Lost in Kiev mostrano diverse soluzioni compositive, che vanno dal soffocante riffing di “Insomnia” alle soluzioni più ritmiche e taglienti della title-track e “Resilience”, mantenendo comunque salde radici in quell’espressività post-rock fatta di ampi scorci strumentali, samples e synth, quali fondamentali strumenti per sostituire la minimale presenza della voce, qui affidata in buona sostanza a brevi recitativi, eccetto la coda conclusiva di “Emersion”, con cui pare la band voglia risvegliare l’ascoltatore, dopo un’ipnotica e mistica sessione di pura introspezione.

Composto e interpretato con lucidità e gusto, “Nuit Noire” è un album dalla forte personalità, che recupera quell’indiscutibile suggestione mentale, che tanta parte ha avuto, nella stagione d’oro del post-core. Un plauso quindi ai Lost in Kiev, per aver saputo recuperare quanto di buono e attuale è rimasto in quel genere di approccio, plasmandovi attorno un’identità artistica ben definita, sebbene avvolta nelle tenebre della notte più nera.

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