ROME – The Hyperion Machine

Rome -  The Hyperion Machine

The Hyperion Machine” è il nuovo album del musicista lussemburghese Jerome Reuter, in arte ROME, autore impegnato, da una decina d’anni a questa parte, a una personale riscrittura del complesso corpus cantautorale che va, ipoteticamente, da Brel a Cave, passando da Dylan e Death In June, in una prospettiva trasversale e tangente degli ultimi 40 anni di musica di genere, con non poche aperture al folk-apocalittico, alla coldwave e al post-rock, mantenendo come unico comune denominatore una certa attitudine dark, esistenziale e intimista, che ben si associa alla tradizione di tutti i più grandi chansonnier dannati, a prescindere dalla carta d’identità (impossibile in questo senso non citare anche Cash e De André).

Rispetto ad altre sue precedenti prove discografiche, ben più po(n)derose e complesse (cfr. “Die Aesthetik Der Herrschaftsfreiheit”, “A Passage To Rhodesia”), “The Hyperion Machine” prosegue nel corso più diretto e intimista di lavori quali l’ancora recente “Hell Money”, miscelando sapientemente meditazioni esistenzialiste (Beckett) e inquietudine sociale (Camus, Hölderlin), in modo per certi versi non dissimile, a livello tonale, da certo slow-core (Slint, Codeine).

In questo suo decimo album ROME pone ancor più enfasi sulla raffinatezza e sulla varietà degli arrangiamenti, quali necessaria stampella emotiva alla grande espressività vocale di cui è capace, che si traduce in decise citazioni desert-rock (“The Alabanda Breviary”), ballate acustiche dal sapore apocalittico (“Adamas”), ma sopratutto meraviglie di pura evocatività cantautorale (“Celine In Jerusalem”, “Cities Of Asylum”).

Eterogeneo, ma con una forte identità di fondo,The Hyperion Machine, è un disco avvolgente e assai ricco, a livello sonoro e concettuale, e scorre veloce ma persistente, rappresentando un percorso/diario di bordo, un flusso di pensieri e parole in musica, imbevuti di intense emozioni: le confessioni di un vero ladro di anime.

 

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