S. La nave di Teseo, di V. M. Straka

Il paradosso della nave di Teseo

“Si narra che la nave in legno sulla quale viaggiò il mitico eroe greco Teseo fosse conservata intatta nel corso degli anni, sostituendone le parti che via via si deterioravano. Giunse quindi un momento in cui tutte le parti usate in origine per costruirla erano state sostituite, benché la nave stessa conservasse esattamente la sua forma originaria. Ragionando su tale situazione (la nave è stata completamente sostituita, ma allo stesso tempo la nave è rimasta la nave di Teseo), la questione che ci si può porre è: la nave di Teseo si è conservata oppure no? Ovvero: l’entità (la nave), modificata nella sostanza ma senza variazioni nella forma, è ancora proprio la stessa entità? O le somiglia soltanto?

Tale questione si può facilmente applicare a innumerevoli altri casi; per esempio alla scrupolosa conservazione di alcuni antichi templi giapponesi (anch’essi principalmente in legno, come la nave di Teseo), per i quali ci si può domandare se siano ancora templi originali. Si può anche rivolgere il paradosso riguardo all’identità della nostra stessa persona, che nel corso degli anni cambia ampiamente, sia nella sostanza che la compone sia nella sua forma, ma nonostante ciò sembra rimanere quella stessa persona”. (Wikipedia)

S la nave di Teseo

Ormai è passato più di un anno da quando, quasi per caso, come spesso accade per le migliori esperienze della vita, mi è capitato di scovare in rete “S. La nave di Teseo, di V. M. Straka” inusuale esperimento letterario in forma di romanzo, scritto a quattro mani a J.J. Abrams e Doug Dorst nel 2013. Ovviamente pochi minuti dopo l’avevo già ordinato, e, non appena ricevuto, letteralmente divorato.

Nel corso del tempo ho spesso ripensato alla stupenda esperienza di lettura (che per altro ho avuto la fortuna di condividere, proprio come Eric e Jen), sia a livello di trama, o meglio, di intreccio di trame, sia per quanto, effettivamente, un’opera del genere permetta di mantenere inalterato il fascino di possedere meraviglie in formato fisico, che non può essere traslato in digitale.

a1jvxmolixlSono sempre stato un amante delle storie dentro le storie, della cosiddetta letteratura ergodica (cfr. “Casa di foglie“, Mark Z. Danielewski) e in generale delle narrazioni dotate di un surplus di mistero e fantasia. Inevitabile quindi entusiasmarmi per questo romanzo fittizio, “La nave di Teseo”, appunto, scritto da uno scrittore fittizio (V.M. Straka), ricco di note a piè di pagina, scritte da F.X. Caldeira, traduttore fittizio scelto da Straka, e altrettanto enigmatico, ma sopratutto pieno di sottolineature, rimandi, note a margine scritte a mano da due studenti universitari, nella speranza di scoprire la misteriosa identità dell’autore, e il segreto del romanzo stesso. Oltre alle note, che compongono un parallelo intreccio narrativo, fra le pagine del libro sbucano fogli scritti a mano, fotocopie, stralci di giornale, cartoline e altro ancora, tutto perfettamente tradotto e adattato in italiano.

La magia e il mistero iniziano sin dall’unboxing: togliendo il libro dal cartoncino nero con la grande S. gotica, il libro in sé, “La nave di Teseo” di V. M. Straka (1949), appare come una copia presa in prestito e mai restituita dalla biblioteca Laguna Verde High School. Le pagine sono veramente invecchiate e ingiallite, ci sono i di timbri delle restituzioni precedenti della biblioteca sul retro, e sul dorso la classica etichetta di archiviazione bibliotecaria.

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Con tali premesse è ovvio che l’esperienza di lettura sia qualcosa di unico nel suo genere, in cui ogni lettore può interpretare un ruolo sostanziale, nella giustapposizione di testo, note, appunti e materiale extra, componendo un suo proprio ipertesto, o, se vogliamo, una mappa di navigazione nei contenuti.

Sebbene l’escamotage di base per creare questa libertà di fruizione sia in sé piuttosto semplice, l’esperimento funziona alla perfezione, permettendo un ampliamento dell’interesse, che si posa ora sugli eventi principali, ora sulla storia fra Eric e Jen, componendo un ritmo molto particolare che, grazie anche all’alta componente fisica e tattile dell’esperienza, è davvero memorabile.

Date le sue peculiari caratteristiche tipografiche, S. riscatta anche la centralità del lavoro editoriale e di adattamento dei materiali, che, pur nell’epoca della produzione di massa, dimostra una cura certosina dei particolari, e un ingegno quasi artigianale nel confezionamento del prodotto.

Per tutti questi motivi, e altri ancora, di carattere squisitamente personale, “S. La nave di Teseo, di V. M. Straka” è un’opera che consiglio senza alcuna remora, a tutti coloro i quali amano la lettur(atur)a e il libro, come oggetto depositario di una parte sostanziale dell’identità culturale umana, di cui tale volume è, appunto un magnifico tributo di carta e inchiostro.

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