Innocenza & Esperienza

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“E’ all’Enigma della Sfinge che ho dedicato cinquant’anni di vita professionale come antropologo. Ed è di importanza primaria che la nostra risposta all’Enigma della Sfinge sia coerente con la maniera di gestire la nostra civiltà, e come quest’ultima debba essere in accordo con il funzionamento attuale dei sistemi viventi. Una difficoltà maggiore consiste nel fatto che la risposta all’Enigma della Sfinge è parzialmente un prodotto delle risposte che abbiamo già dato in diverse forme. Kurt Vonnegut ci avverte, in maniera un pò contorta, sul fatto che dovremmo fare attenzione a mentire poiché rischiamo di diventare come ci descriviamo nelle nostre menzogne. E qualcosa di simile, una sorta di autosaturazione, compare in tutte le le culture e organizzazioni dell’uomo. Ciò che la gente presume sia ‘umano’ è ciò che costruisce come premessa della sua sistemazione sociale e ciò che costruisce al suo interno è sicuramente appresa e sicuramente diverrà parte del carattere di coloro che vi partecipano. E andando avanti con i processi di autovalidazione delle nostre risposte, incontriamo qualcosa di ancora più serio, e cioè che ogni risposta che sosteniamo, così come diviene parzialmente vera attraverso il nostro sostegno, allo stesso modo diventa parzialmente irreversibile. E’ una specie di condanna.”

(Gregory Bateson)

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10 pensieri su “Innocenza & Esperienza

        1. Smascherare sé stessi è un atto che provoca sempre un certo grado di sofferenza, un po’ come disinfettare una ferita aperta, e proprio allo stesso modo se non la si cura le conseguenze nel tempo possono anche essere irreparabili, perchè, come avverte Bateson, rischiamo di diventare come ci descriviamo nelle nostre menzogne.

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            1. Incamminarsi su percorsi lunghi e dolorosi è spesso irreversibile, perché ci si accorge che in quei passi echeggia qualcosa che altrove mancava: verità. Dopodiché una volta accettato di essere sé stessi nessuna maschera rappresenta più un rifugio sensato… e si cresce anche così, attraverso la consapevolezza, e il coraggio di metterla in pratica.

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            2. Ho fatto analisi quando avevo 30 anni, dopo niente era più come prima, la verità su se stessi è propagatrice di verità su tutto. Tutti pensano che l’analisi dia delle risposte, al contrario, te le toglie tutte, e vivere così è molto più difficile, ma per me non esiste un altro modo

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            3. Capisco bene il significato delle tue parole… ho intrapreso da qualche mese un percorso il tal senso, e l’età è la stessa… forse è proprio la stagione della vita che ci chiama a riconoscerci… a farci, finalmente, le domande giuste!

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            4. Dai trenta ai quaranta l’uomo ha la possibilità di crescere come persona
              e maturare una consapevolezza di chi è e trovare un proprio senso. Prima dei 30 è troppo presto, dopo i 40 è troppo tardi … è infatti quasi tutti continuano ad essere degli adolescenti immaturi nascosti da ruoli e maschere caratteriali

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            5. Triste ma vero: “Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti.” (dai Quaderni di Serafino Gubbio, operatore)

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