From the depths #44: Ashenspire

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Speak Not of the Laudanum Quandary” is a harrowing, yet distinctly human odyssey through the absurdities and tragedies of British imperialism, voiced in an appropriately deranged sprechgesang, from the original approach to black metal found in bands such as A Forest of Stars, Dødheimsgard, Vulture Industries and Pensées Nocturnes, along with a strong taste for theatrics in the vein of Devil Doll and Diamanda Galas.

Auto-presentazione concisa e molto efficace per gli Ashespire, giovane quartetto di Glasgow al debutto su Code666 con un album volutamente eccentrico, bizzarro e fuori dagli schemi.

I riferimenti artistici presi in considerazione, a cui per completismo aggiungerei gli Sleepytime Gorilla Museum, rendono bene l’idea dell’approccio teatrale e istrionico della band, che, nei sette brani presentati, mettono in scena il proprio personale teatro dell’assurdo in musica, in cui al consueto rifferama metallico, di estrazione black, fa da contraltare il ricorso quasi costante a melodie pianistiche, di violini e violoncelli. A ciò si associa la voce molto teatrale e impostata di Alasdair Dunn, che spesso più che cantare recita i veri e propri poemi in prosa, utilizzati come lyrics.

Il risultato è complessivamente interessante e intrigante, sebbene talvolta un po’ forzato e pleonastico nelle modalità espressive, reiterate con una ridondanze che, unita all’espressività patetica, potrebbe facilmente stuccare l’ascoltatore più sobrio e minimalista.

Ben consci di queste caratteristiche specifiche, fatti i debiti distinguo del caso, e le dovute proporzioni con i gruppi qua e là citati nei brani, l’ascolto di “Speak Not of the Laudanum Quandary” è comunque un’esperienza ricca di momenti avvincenti, in cui immergersi vividamente, come nella lettura di un romanzo gotico ottocentesco.

Malgrado l’etichetta di avant-garde black sia secondo me fuori luogo, per descrivere questo genere di proposta, in quanto un tale approccio più che avanguardia del futuro pare solo personale sintesi e reinterpretazione di vari passati culturali, indicativamente fin de siècle, è indubbio che gli Ashenspire mirino a un certo grado di progressivismo sonoro, anche se non basato sul mero tecnicismo strumentale o pot-pourri stilistico, quanto piuttosto su un sincretismo compositivo centrato sulla miseenscène di una storia.

E trattandosi pur sempre di un debutto raggiungere al primo tentativo un risultato tanto lucido e convincente, con questa difficoltosa e instabile materia espressiva, non è certamente cosa da poco. Con i necessari tempi di maturazione e raffinamento gli Ashenspire potrebbero davvero diventare presto una delle più floride realtà del moderno black, anticonformista e libertario.

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