Asofy – Nessun luogo

“Il quartiere dove abito non è un luogo ben preciso, non ha orizzonti, neppure io che ne parlo ho mai avuto un gran legame, anzi mi sono sempre sentito lontano, è stato un luogo solo legando il vissuto delle persone ad un territorio, la loro memoria, ed ora che anche queste persone stanno pian piano scomparendo, tutto forse verrà cancellato”.

Con queste parole, assieme enigmatiche e rivelatrici, Tryfar descrive “Nessun Luogo”, nuovo disco del suo progetto solista Asofy, dedito a un particolare impasto sonoro, dark, malinconico e stratificato attorno a coordinate stilistiche doom e black.

Noto e rispettato artista visivo, autore di molti artwork per il prestigioso roster della nostrata Avantgarde, nonché illustratore di diversi volumi per l’editoria tradizionale, l’artista milanese possiede una naturale propensione all’eterogeneità di mezzi e modalità espressive, che si concretizzano musicalmente in un personalissimo spirito di ricerca sonoro, votato al difficoltoso processo di descrizione ed espressione di quelle profonde sensazioni che agitano e permeano l’animo umano.

Rispetto alle precedenti prove in studio “Nessun Luogo” appare da subito maggiormente personale e identitario, come un vero e proprio zibaldone di pensieri in musica, oppure, per utilizzare un paragone visivo, una raccolta di polaroid, frammenti di vita, intaccati dallo scorrere del tempo.

Assolutamente non banale anche il concetto che sta alla base del disco, molto vicino a considerazioni tipicamente geofilosofiche, quali il paesaggio come luogo di comunità, la memoria dei luoghi, i processi di delocalizzazione e riorientamento, individuali e comunitari, concetti non a caso ribaditi anche nella Convenzione europea sul paesaggio, che denuncia chiaramente “la distruzione dell’unicità dei luoghi, trasformati in spazi artificializzati, senza spessore storico e culturale, pronti a sfumare in non-luoghi” (cit. U. Volli, in “La città infinita”), che “distruggono, con la loro indifferenziazione e serialità, la nozione di identità del singolo luogo come singolo intreccio di relazioni, significati, sensibilità” (cit. E. Rullani, ibid.).

Riuscire a tradurre in musica tali impegnativi e strutturati concetti non era affatto un compito semplice, sopratutto attraverso un comparto tecnico-strumentale ridotto all’osso, senza cioè fare ricorso ad eccessivi cascami elettronici, digitali o sinfonici, bensì, come spesso accade, procedendo per sottrazione, giungendo al cuore delle cose, che in questo caso coincide con un sound scarnificato ed essenziale, in massima parte strumentale, meditabondo, ombroso e ricurvo su pattern ricorsivi quasi esoterici, nella loro evocatività.

Come approfonditamente discusso in sede d’intervista, questa esperienza artistica è un necessario sfogo creativo e culturale, che rappresenta la possibilità di muoversi il più possibile al di fuori degli schemi, sia della committenza, sia degli strumenti espressivi “materici”, quali sono, tipicamente, quelli (icono)grafici. Proprio per questa ragione anche la controparte grafica dell’album risulta volutamente vaga ed enigmatica, come efficacemente mostrato sopratutto nella limited edition, 50 esemplari, realizzati a mano da Tryfar, ciascuno diverso dall’altro, un prezioso valore aggiunto all’esperienza di fruizione dell’album in sé.

Malinconico e solitario, con lyrics sussurrate e quasi spoken, “Nessun Luogo” funge da fumoso spiraglio attraverso il quale è possibile gettare uno sguardo nel caleidoscopio umbratile di un’inquieta anima artistica, secondo il noto adagio coheniano che recita: “c’è una crepa in ogni cosa, è da lì che entra la luce”.

Sebbene opera di non immediata assimilazione, la proposta di Asofy è dotata di spessore e personalità non comuni, che possono affascinare e coinvolgere una platea quantomai composita e trasversale, ulteriore segno, questo, della forza espressiva che da essa promana, nonché perfetta colonna sonora per un viaggio verso un orizzonte lontano, nel tempo e nello spazio, destinazione “Nessun luogo”.

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