Lethe – The first corpse on the Moon

The first corpse on the Moon” è il suggestivo titolo del secondo album a firma Lethe, eclettico duo internazionale, composto dal polistrumentista norvegese Tor-Helge Skei (Manes, Manii, Kkoagulaa, Atrox) insieme alla svizzera Anna Murphy (Nucleus Torn, Eluveitie) e dedito a un particolare impasto sonoro di metal avanguardistico, trip-hop, elettronica e pop.

Il risultato è invero piuttosto sorprendente, tenuto conto che è assai difficile dire qualcosa di relativamente nuovo, in ambiti musicali così inflazionati e (de)codificati, ma i Lethe ci sono riusciti con disarmante semplicità, giustapponendo elementi stilistici in modo brillante e genuinamente sperimentale.

La metafora del viaggio spaziale non è affatto forzata per descrivere l’esperienza d’ascolto di un album che funziona proprio come una navicella spaziale, che varca i soliti confini terrestri a cui siamo abituati. In questo senso all’interno di un brano come “Down Into The Sun” non stona affatto l’inserto rap del francese K-Rip, così come le stratificazioni di sinth e beat ritmici riescono a sostenere con sobria efficacia le potenti vocals della Murphy.

Si trovano per altro molto punti di contatto fra l’operato dei Lethe e le ultime incarnazioni sonore dei Manes, anch’essi profondamente affascinati dalla sperimentale commistione stilistica in chiave post-moderna e sottilmente sci-fi oriented. Un disco come “The first corpse on the Moon” potrebbe infatti essere un’ottima colonna sonora per un Blade Runner o, per restare a tempi più recenti, Ghost in the Shell, con la sua algida ma comunque materica realtà cibernetica.

Registrato in varie location fra Trondheim e Lucerna, mixato dalla stessa Anna Murphy e masterizzato da Marco Jencarelli presso i Soundfarm Studio, sotto l’egida della nostrana My Kingdom Music, “The first corpse on the Moon” si fregia di una produzione sostanzialmente perfetta nel restituire il feeling etereo, psichico e spaziale di cui è composto, nonché di un artwork decisamente ispirato ed efficace, ad opera dell’artista rumeno Costin Chioreanu.

Sebbene difficilmente incasellabile in un particolare genere, e di fatto alieno a qualsiasi appartenenza stilistica, il progetto Lethe si esprime in un modo tanto suggestivo da essere appetibile a una fascia assai trasversale di ascolto, che comprende coordinate che vanno dal black avanguardistico (Manes, Solefald, Arcturus), all’elettronica sperimentale (NIN, Massive Attack, Goldfrapp), in un disco nel quale è davvero piacevole perdersi, per poi ritrovarsi.

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