Igorrr – Savage Sinusoid

Igorrr è il progetto solista del polistrumentista francese Gautier Serre (attivo anche con Corpo-Mente, Whourkr e Öxxö Xööx), che col nuovo “Savage Sinusoid” giunge alla sesta uscita discografica, dal 2006 a questa parte.

Inizialmente influenzato da realtà quali Meshuggah, Chopin, Cannibal Corpse, J. S. Bach, Domenico Scarlatti, Taraf de Haidouks e Aphex Twin, col tempo Serre ha combinato e implementato diversi generi e soluzioni, fra cui black metal, nintendo-core, grind, ambient e folk.

Tale incredibile varietà strutturale si traduce in un’esplosione di creatività caleidoscopica, in grado di passare, senza soluzione di continuità, all’interno del medesimo brano, dalla fisarmonica polka-style a blast-beat black. Ciò è reso ulteriormente credibile e possibile, in tempi recenti, dalla graduale trasformazione del progetto Igorrr in un vero e proprio collettivo d’artisti, come si evince dalle sorprendenti performance live.

Savage Sinusoid” porta tutte queste considerazioni su un altro livello, costruendo una giustapposizione stilistica con eguali sono nel mondo zorniano e zappiano, riferimenti “colti” che immagino a Serre non sfuggano affatto, anche a livello di corpus immaginifico (basti pensare ad “Uncle Meat”, 1969).

Il disco parte subito con un tasso di aggressività parossistica, tramite la scheggia grind “Viande”, a cui fa seguito la lacerante iconoclastia di “ieuD”. Dopo un altrettanto valida “Houmous”, “Opus Brain” si attesta, IMHO, a brano migliore dell’intero lotto, di cui si consiglia vivamente anche il video, davvero perfetto, nel catturare in immagini l’estrema schizofrenia sonora di Igorr.

Da qui in avanti “Savage Sinusoid” sembra scollinare in territori decisamente più atmosferici e compassati, sebbene non privi di un forte senso di oscura inquietudine di fondo (“Problème d’émotion”, “Cheval”).

Per quanto sicuramente disco e progetto non immediati e per tutti i palati, Igorr rappresenta davvero il significato precipuo di avanguardia sperimentale, ovvero una costante tensione e ricerca artistica, che mette costantemente in gioco la propria identità, senza paura di perdersi, quale fondamentale strumento di indagine della musica, infinito processo di (ri)generazione (ri)combinatoria, intendendo la funzione di note e pentagramma in modo non dissimile a ciò che il DNA rappresenta per la vita.

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