Simulacro – Echi dall’Abisso

Con colpevole ritardo ho finalmente avuto tempo e modo di ascoltare e analizzare debitamente “Echi dall’Abisso”, secondo full-length dei Simulacro, band sarda il cui motto crowleyano “Vi veri vniversum vivus vici”  è un concetto perfettamente adatto a sintetizzare la poetica del disco in questione, in quanto la tensione costante al superamento dei confini dell’abituale, verso il raggiungimento di una propria compiuta sfera mistica e spirituale, è quanto di più simbolicamente simile ci possa essere alla conquista dell’universo.

Per farlo i Simulacro si rivolgono direttamente all’abisso, tanto esterno quanto interiore, immergendosi in atmosfere che:

“nascono prevalentemente dall’idea del raccoglimento, dell’introspezione e dell’analisi di sé stessi, sia rispetto alla posizione che si occupa nel mondo, sia andando oltre i problemi del quotidiano, fino alla sfera mistica della propria individuale spiritualità. Dall’analisi emergono le visioni di ciò che si diventa lasciandosi trascinare dagli eventi o dalle passioni o dal conformismo, in qualunque circostanza in cui non si abbia il controllo delle proprie azioni e dei propri pensieri o non si stiano combattendo i propri demoni per ottenerlo. Sono tutte visioni abominevoli, che non danno alcun conforto. Per contro, emerge anche la possibilità, purché si estirpi la pigrizia dalla propria anima di essere padroni, almeno entro certi limiti, della propria realtà. E così la ricerca spirituale della verità, personale, intima e sacra, diventa tutt’uno con la vita, e la verità diventa una cosa sola con la realtà che plasmiamo. La ricerca avviene necessariamente lontano dalla luce, dove le influenze esterne non possono raggiungerci, dove i nostri sensi non sono inebetiti da un eccesso di informazioni.”

Questa intensa presentazione ben compendia la forza di questo “Echi dall’Abisso”, con cui il terzetto di Oristano descrive un’imponente parabola ascendente, nell’empireo del black metal più consapevole ed evoluto, accanto a pochi big internazionali quali Deathspell Omega, Schammasch, Imperial Triumphant e Jute Gyte, per fare qualche nome noto.

Third-I-Rex non è per altro nuova a tali exploit qualitativi provenienti dall’isola nuragica, come dimostrano le ultime uscite di Abisso e VIII e, sempre per rimanere nei confini nazionali, Sangue Nero e Seventh Genocide, segno quindi di una puntuale ricerca sonora, indirizzata a sondare i recessi meno comuni e frequentati dello spettro sonoro.

Nel caso dei Simulacro il risultato è vieppiù notevole e interessante, data la scelta della lingua italiana, con cui Xul declama rabbiosamente le lyrics di Thaniey, sul tellurico tappeto ritmico architettato dal drumming di Anamnesi (con lui anche nei giustamente celebrati Progenie Terrestre Pura).

Melodie dissonanti, cambi di tempo, stop&go, scandiscono un modus componendi lucido ma poco prevedibile, a tutto vantaggio di un’esperienza d’ascolto senza soluzione di continuità, davvero impattante e assolutamente memorabile, che pone i Simulacro come termine ad quem, per tutte quelle band che vogliano cimentarsi nell’immersione negli abissi più neri dell’animo umano, luogo dove non esiste compagnia o luce guida, se non la propria fiamma interiore.

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