From the depths #48: Row of Ashes

Let the Long Night Fade” è il suono delle estreme condizioni meteo. Così si è espresso un amico della band inglese Row of Ashes sentendo il loro debutto, e, per quanto colorita, tale definizione rende bene l’idea del turbinio di atmosfere, altamente dinamiche e drammatiche, create dal gruppo, quasi come una personale rappresentazione delle terre desolate di T.S. Eliot.

Il quartetto, con alle spalle una corposa esperienza nell’underground di genere (post-core, sludge e metal), in puro spirito DIY, utilizza un approccio avanguardista, in grado di mischiare liberamente le clean vocals di Eliza Gregory all’oscuro e pesante riffing di Will Turner-Duffin, opportunamente supportato da partiture d’archi, piano e tastiere, nient’affatto accessorie, ma parti integranti e sostanziali di un sound cangiante e imprevedibile, come una tempesta il cui movimento esteriore è solo una piccola parte del devastante turbinio interiore, in cui vorticano sospesi brandelli di oggetti, pensieri, emozioni e vite.

Rilasciato da Third I Rex, in collaborazione con The Braves Records, il debutto dei Row of Ashes mi ha ricordato, per la sua portata liberatoria e innovativa, gli Atrox e i Madder Mortem dei primi dischi, band e opere che orgogliosamente rifuggono facili categorizzazioni di genere, interessandosi piuttosto a sviluppare un proprio, personalissimo percorso artistico, ricco di riferimenti culturali (esistenzialismo, dadaismo, realismo magico) e intense atmosfere, dove trovano posto sia i growl che i droni, avvolgenti accenni dark-jazz e articolate reminiscenze prog.

Pur con una tale abbondanza di elementi e ingredienti, “Let the Long Night Fade” consente un’esperienza d’ascolto diretta e immediatamente fruibile, facendo leva su strutture e arrangiamenti dal sicuro impatto, ma offrendo contemporaneamente diversi livelli e profondità di lettura, garantendo così un’invidiabile longevità all’album, nel complesso decisamente non scontato.

Ottimo debutto quindi per i Row of Ashes, realtà artistica da monitorare attentamente, se si cercano sonorità ricche di riferimenti, e variegate sfumature tonali, ma non per questo pleonastiche e posticce.

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